TalkBet Podcast, speciale Champions League 2026/27 con M. Abate
In questa puntata speciale di TalkBet – Il podcast di Siti scommesse,analizzeremo la nuova stagione di Champions League 2026-27 insieme al content creator ed esperto di calcio Marco Abate, offrendo come sempre approfondimenti, dati e previsioni su ogni fronte della competizione.
Il cuore della puntata del podcast è dedicato alle quattro italiane impegnate nella fase campionato della Champions League 2026/27. Per Inter, Napoli, Roma e Como esaminiamo il calendario uscito dal sorteggio, l’impronta dei rispettivi allenatori e l’obiettivo minimo realistico per ciascuna, dal ritorno tra le prime otto al debutto europeo dei lariani.
Come potete leggere anche nell’articolo di approfondimento, Abate indica poi le partite che possono sovvertire il pronostico degli operatori e le squadre sottovalutate capaci di ripetere il percorso del Bodø/Glimt nella scorsa stagione. Chiudiamo con gli indicatori da leggere prima di una giocata come lunghezza delle trasferte, infortuni, preparazioni e peso del pubblico di casa, con la corsa al capocannoniere e con la big che resterà fuori dagli ottavi.
Il PSG ha vinto le ultime due Champions e per i bookmaker resta il favorito: può alzare la coppa per il terzo anno di fila o il filone si interrompe, e per mano di chi?
Quest’anno non riusciranno ad alzarla di nuovo, perché hanno fatto cessioni importanti come Barcola e non l’hanno sostituito come avrebbero dovuto. Per me la squadra da battere è il Bayern Monaco, l’unica che si è rafforzata davvero: non ha venduto i giocatori principali e ha comprato chi mancava per allungare la panchina, come Saibari, giocatori di talento che hanno fatto vedere tante cose anche al Mondiale. L’anno scorso il Bayern ha fatto un po’ da allenamento per provare ad alzarla, quest’anno la squadra è forte e l’allenatore è lo stesso. Conta anche il campionato: sia quello francese sia quello tedesco, a differenza della Premier League, permettono una turnazione ampia, e il turnover è fondamentale. Il PSG resta fortissimo e non penso sia una squadra che non arriverà quasi fino in fondo.
E dall’altra parte, chi vedi perdere la finale contro il Bayern del 5 giugno a Madrid?
Potrei dire squadre scontate come il Real Madrid, che però è un punto interrogativo. Da milanista mi crea una certa sofferenza, ma per me l’Inter quest’anno ha una squadra che può dire la sua: vedere una finale Inter-Bayern Monaco, da italiano, non sarebbe male.
Per gli operatori le favorite sono PSG, Arsenal, Barcellona, Bayern, Real e City, tutte con monte ingaggi altissimi e venti titolari da ruotare su otto giornate da settembre a fine gennaio: l’antepost va per forza chiuso dentro queste sei o c’è un outsider che può spingersi oltre?
Questo format ci ha fatto scoprire squadre di cui la maggior parte di noi non conosceva neanche l’esistenza e allo stesso tempo porta più introiti ai club. C’è una squadra che l’anno scorso mi ha stupito e quest’anno può fare ancora meglio: il Galatasaray. Ha speso un fracco di soldi, ha comprato giocatori molto importanti e ha una programmazione a medio-lungo termine. Non è solo l’eliminazione della Juve dell’anno scorso: quest’anno ha uno degli attacchi più forti, con Osimhen e Leao, e tralasciando i mostri sacri come Haaland e Harry Kane faccio fatica a trovare in Europa un attacco migliore del loro. Poi la possibilità di giocare più partite, tra qualificazioni e playoff per gli ottavi, dà meno per scontate le fasi fino ai quarti: l’anno scorso l’Inter, che davamo per passante certa, è stata eliminata dal Bodø/Glimt, che ha fatto ottima figura sia in casa sia in trasferta. Dai quarti in poi incidono panchine lunghe e infortuni, e conta molto anche in quale campionato gioca una squadra: il PSG, facendo turnover in Ligue 1, è arrivato fresco in finale, l’Inter spompata.
L’Inter era in prima fascia ma ha chiuso decima la fase campionato ed è uscita ai playoff contro il Bodø/Glimt; quest’anno ha pescato Real in trasferta, Liverpool in casa, più Slavia, Shakhtar e Stoccarda: è da prime otto o rischia di nuovo i playoff?
Penso che sia tra le prime otto. Il Real Madrid è un punto interrogativo, ha cambiato allenatore e tanti giocatori, il Liverpool stesso discorso, e le altre squadre sono tutte alla portata dell’Inter. In realtà penso che anche Real e Liverpool lo siano: non dico a punteggio pieno, ma l’Inter potrebbe tranquillamente vincerle tutte, o al massimo pareggiare con le due squadre più forti del suo calendario. Non mi stupirebbe un percorso di sole vittorie, con un pareggio o una sconfitta.
Quindi, visto quello che ci hai detto, l’obiettivo minimo dell’Inter quest’anno è la finale?
La finale no, ma stando larghi almeno i quarti, a maggior ragione dopo l’eliminazione ai playoff dell’anno scorso. Fino all’anno scorso ci si poteva attaccare al fatto che non ci fosse budget per comprare giocatori più forti, quest’anno il budget c’è stato ed è normale che l’asticella si alzi. Gli investimenti sono stati fatti, la squadra si è allungata, l’allenatore è lo stesso: quindi quarti o semifinale.
Il Napoli riparte con Allegri, che ha perso entrambe le sue finali di Champions e in Europa le sue squadre hanno quasi sempre prodotto pochi gol; il calendario porta City in trasferta, Arsenal in casa, Viking in casa e Porto fuori: quest’impostazione porta più valore sull’under nelle singole partite o sul totale punti alto per entrare tra le prime otto?
Il Napoli di Allegri non farà male rispetto a quello di Conte, perché è un allenatore che in ambito internazionale sa soffrire. Le sue squadre non hanno un bel gioco, è un dato di fatto, ma sa tenere unito il gruppo e questo in Europa pesa: sa motivare i propri giocatori e anche la panchina, e chi sta fuori si sente importante, come abbiamo visto al Milan l’anno scorso. Non lo vedo tra le prime otto, ma può giocarsela. City e Arsenal sono nettamente superiori come rosa, mentre con il Porto il Napoli può fare risultato, pur sapendo che giocare a Porto non è mai facile. Mi fanno più paura le piccole: le squadre che si chiudono contro Allegri sono un problema, si chiudono da una parte e si chiudono dall’altra. Prepariamoci a partite brutte, non entusiasmanti, molto puntate sulla tattica.
Considerando che è il primo anno di Allegri sulla panchina del Napoli, che obiettivo minimo fissiamo in Champions?
Gli ottavi, passando dalla qualificazione. Vedere un Napoli che esce prima mi stupirebbe.
La Roma di Gasperini, che ha vinto l’Europa League con l’Atalanta ma in Champions non è mai andato oltre i quarti del 2020, ha pescato Real in casa, PSG e United in trasferta e il Fenerbahce: quel calcio aperto paga in punti o espone a sconfitte pesanti contro le prime fasce?
La Roma di Gasperini a oggi è forse la squadra con il miglior calcio propositivo e offensivo in Italia. Tutti ci concentriamo sull’attacco, quindi su Malen e Dybala, ma ha anche il miglior portiere della Serie A, Svilar, che è uno dei migliori al mondo, e una difesa solida, come si è visto nelle prime di campionato e già l’anno scorso. Non penso che possa prendere imbarcate da Fenerbahce o Manchester United, anche perché Gasperini si esalta contro le squadre importanti: l’abbiamo visto a San Siro l’anno scorso contro il Milan, dove il risultato è andato ai rossoneri ma le idee di gioco erano chiarissime. Quest’anno sarà la conferma: la Roma fa paura in campionato e farà paura a chi la incontrerà in Champions.
Allora alziamo l’asticella: per la Roma qual è l’obiettivo minimo?
La Roma può arrivare ai quarti. La vedo molto bene, è un po’ in mano al suo allenatore, che sappiamo essere particolare: se riuscisse a far esaltare il gruppo e non solo i singoli, non mi stupirebbe vederla tra le prime otto del tabellone.
Il Como debutta in Europa con Fabregas, che in Champions ha giocato un centinaio di partite tra Arsenal, Barcellona e Chelsea ma non ne ha mai allenata una: in casa arrivano PSG, United, Lipsia e Atene, fuori Barcellona, Betis, Feyenoord e Lens. Dove reggerà e dove si vedrà l’inesperienza?
Per il Como vedo un bel percorso. La differenza di calciatori si vedrà, perché Barcellona e United hanno nomi importanti, mentre il Como non si basa sui nomi e non ha prime donne, se non forse Moise Kean: ha creato un gruppo giovane e di talento a cui manca esperienza, ma è anche il suo punto di forza, perché sono giocatori che si esaltano quando l’asticella si alza. Ricordiamoci che quattro anni fa era in Serie B e prima in Serie C. Non entrerà tra le prime otto, ma non mi stupirebbe vederlo agli ottavi passando dai playoff. Fabregas ha le idee chiare e un gioco poco italiano e molto europeo: le difficoltà arriveranno contro le squadre ben organizzate e contro lo United, che gioca il classico calcio adrenalinico da Premier League ed è molto fisico a centrocampo. Contro un Barcellona o un PSG, che difendono altissimi, il Como può invece sprigionare tutta la sua fantasia e far paura.
Dopo il sorteggio molti opinionisti hanno indicato per il Como la semplice “bella figura” come obiettivo minimo: anche per te è così?
No. È una bella novità, è la prima volta, ma il Como ha speso un sacco di soldi sul mercato sia l’anno scorso sia quest’anno. Va bene farlo passare per neopromossa, però ha investito a medio-lungo termine, perché l’obiettivo sono i risultati sul campo ma anche le plusvalenze: non vende chi ha fatto bella figura l’anno precedente, vende i panchinari e li rimpiazza con giocatori più forti. Il Como può puntare agli ottavi. “Che bello il bel gioco, che bello che vanno avanti” sono frasi di circostanza per abbassare le aspettative, ma la pressione già non c’è: al Sinigaglia l’ambiente non è quello. Alziamola, invece, perché è una realtà a cui va dato valore, e non si può puntare soltanto su Inter, Juventus, Milan, Napoli e Roma. Il Como ha il dovere di dimostrare al calcio europeo che in Italia non sappiamo fare solo difesa e ripartenza, e Fabregas è l’allenatore giusto per farlo.
Passando a una visione generale, ci sono un paio di partite del calendario che ti hanno fatto alzare il sopracciglio, quelle che possono davvero sovvertire il pronostico dei bookmaker?
Una su tutte, Aston Villa-Galatasaray: la classica partita tra una squadra di Premier League e una considerata “resto del mondo”. Lì si capirà intanto che l’Aston Villa si è indebolita, e poi che il Galatasaray può far paura a tutti, perché è messo bene in tutti i reparti e in attacco è tra i primi cinque d’Europa, davanti anche all’Inter. L’altra è di nuovo Bodø/Glimt contro il Napoli: sulla carta la diamo per fatta, ma di fatto non ha nulla di scontato. Quando poi te li trovi in casa, e capisci che sono gli stessi che vanno a Madrid e vincono contro l’Atlético, ti rendi conto che quelle che chiamiamo squadrette, e che erano le squadre cuscinetto dei vecchi gironi da quattro, oggi sono quelle che spaventano di più, anche perché ne hai molte di più. Anche del Viking uno dice “chi sono?”, poi arrivano le sorprese.
C’è una squadra in questa edizione con le caratteristiche del Bodø/Glimt dell’anno scorso, che nessuno sta guardando e che può stupire?
Il Galatasaray, ma non è considerato “piccola”. Se guardo una squadra più sottovalutata, non per storia ma per gli ultimi anni, dico il Porto, perché il campionato portoghese ormai non è molto considerato, anche se per anni Benfica, Porto e Sporting sono arrivati in finale di Europa League. Quest’anno il Porto è allenato da Farioli, che l’anno scorso ha sbancato il campionato e ha iniziato a far vedere qualcosa in Europa, e davanti ha Santiago Gimenez e Samu, giocatori forti con idee chiare: è un po’ il Como portoghese. L’altra è il Lipsia, che ha lo stesso problema di percezione, perché quando pensiamo alla Bundesliga pensiamo a Bayern e Borussia Dortmund; ma già nelle prime di campionato ha messo a disposizione dell’allenatore giocatori forti, con un Nkunku che si è ritrovato e gioca nel suo ruolo. Sono queste due, più di un Viking che resterà davvero la squadra cuscinetto.
Sul Porto hai in mente una partita precisa o è una valutazione generale del percorso?
In generale, anche se il Porto affronterà un Napoli che con Allegri ha un gioco molto difensivista, ed è proprio l’avversario giusto per una squadra che valorizza esterni e attaccanti. Sarebbe anche il colmo vedere Santiago Gimenez segnare al Napoli, sarebbe la rivincita, ed è una cosa che nel calcio succede spesso, come abbiamo visto con il suo passaggio dal Feyenoord al Milan. Il Porto può fare male a un’italiana e sorprendere tutti: il Napoli l’anno scorso non ha fatto bene, quest’anno sulla carta può fare discretamente bene, ma questa è la classica partita insidiosa. L’allenatore è diverso, con Allegri sarà un altro discorso, ma il Porto può spaventarlo.
Per chi seguirà tutte e otto le giornate, quale indicatore guardi prima di una giocata: minutaggio, campionato attorno alla giornata europea, lunghezza del viaggio? E quale invece viene ignorato più spesso?
Il viaggio non va mai sottovalutato: quando giochi dall’altra parte d’Europa lo subisci, anche perché gli impegni sono ravvicinati a quelli di campionato. Poi ci sono gli infortuni: leggiamo nomi importanti in squadre importanti senza considerare che quei giocatori hanno anche una certa età, e l’abbiamo visto l’anno scorso con Acerbi all’Inter. Conta molto trovarsi davanti squadre fresche: il PSG è arrivato fresco alla fine l’anno scorso e anche due anni fa, grazie a una panchina lunga e a un campionato francese meno dispendioso della Premier League. Anche le preparazioni pesano: l’anno scorso il Napoli ha perso tantissimi calciatori dopo una preparazione molto intensa, cosa che con Allegri non si è ripetuta negli stessi termini, e questo si paga soprattutto all’inizio. L’elemento che molti sottovalutano è il tifo. A Villarreal, prima di entrare allo stadio, devi passare in mezzo alla città, in vie strette, con i tifosi sui balconi che ti insultano, e arrivi dentro uno stadio pieno, tutto giallo, dove non riesci quasi a sentire le indicazioni del tuo allenatore. Stesso discorso per Istanbul e per certi stadi inglesi. E non sottovalutiamo i nostri: il Bernabéu, San Siro, l’Olimpico, il Maradona. Non dico che parti sotto di un gol, ma mentalmente sì, se non sei preparato e non hai l’esperienza: per molte squadre quella esperienza non c’è, e questo incide sulla partita e sull’intero percorso.
Sul mercato Capocannoniere i bookmaker mettono davanti Mbappé, Kane e Haaland: sarà una sfida tra questi tre o hai un altro nome?
Restando coerente con quanto ho detto sul Bayern Monaco, dico Harry Kane, perché a oggi è l’attaccante più forte in circolazione: il vero nove, quello che gioca con la squadra e finalizza. Mbappé e Haaland diranno la loro, e io vedo un’Inter in semifinale o in finale, ma l’Inter gioca più di insieme e non ha un finalizzatore che va sempre in doppia cifra. Il Bayern ce l’ha. Lo stesso vale per il Barcellona, dove non c’è l’attaccante-finalizzatore ma tanti giocatori che la buttano dentro: la prima donna non c’è. Al Bayern sì, e si chiama Harry Kane. Farà come l’anno scorso, e spero che stavolta a pagare non sia un’italiana, come è successo all’Atalanta: quando vede le italiane è l’attaccante per definizione.
Ultima domanda, la sorpresa in negativo: chi, tra quelle che tutti danno per qualificate, resterà fuori dalla fase a eliminazione diretta?
Ne dico due: Atlético Madrid e Manchester City. Sembra assurdo, e forse in parte lo è. L’Atlético ha il caso Álvarez e si è rinforzato principalmente con un attaccante che l’anno scorso in Serie A ha fatto malissimo, Jonathan David. Il City ha nomi importanti tra i singoli, come il centrocampista che dovrebbe sostituire Bernardo Silva, ma sono giocatori giovani: è iniziato un nuovo ciclo, è cambiato anche l’allenatore, e quando si cambiano tante cose bisogna stare attenti. Per blasone e per rosa mi sorprenderebbe, ma penso che una delle due fallirà.
