T&R Podcast, top eventi di settembre 2026: Europa League, LBA e altro
TalkBet&Risposta, il podcast di Siti scommesse, torna insieme al giornalista Mauro Mondello nel mese in cui il calendario riparte su tutti i fronti: Europa League, Nations League, basket italiano, Mondiale di ciclismo e NFL. Per ogni appuntamento analizzeremo numeri, precedenti e quadro dei favoriti.
In questa puntata partiremo dal calcio per club, con l’avvio della league phase di Europa League, dove ritroveremo Milan e Juventus: fra i dati storici sui successi italiani nella competizione e una lettura del sorteggio, tracceremo le nostre previsioni sulle favorite e sul momento giusto per entrare sulle quote antepost. Passeremo poi alla Nations League, per il debutto di Roberto Mancini in un girone di Lega A con Francia, Belgio e Turchia, con un approfondimento sulla sfida di esordio contro il Belgio.
Ci sposteremo quindi sulla pallacanestro italiana, dalla Supercoppa di Tortona alle scommesse sulla Serie A di basket, per analizzare il mercato di Olimpia Milano e Virtus Bologna e arrivare al pronostico sul titolo. Nel tennis dedicheremo spazio alla Laver Cup di Londra e al WTA 1000 di Pechino, con uno sguardo alla corsa verso le WTA Finals e al momento di Jasmine Paolini. Chiuderemo con il Mondiale su strada di Montréal, orfano di Pogacar, e con la ripartenza della NFL e le sue novità di regolamento.
Il Milan quinto in campionato nella scorsa stagione e la Juventus sesta si ritrovano in Europa League, due squadre che storicamente hanno considerato questo torneo una tappa di passaggio: è un premio di consolazione da gestire con il turnover o il trofeo su cui puntare per salvare la stagione?
Partiamo da un presupposto: questa è una coppa che fino agli anni Novanta le squadre italiane dominavano e che dal 2000 in avanti abbiamo praticamente smesso di vincere. Le tre federazioni con più successi sono Spagna con 14, Inghilterra con 11 e Italia con 10, ma dei 10 successi italiani nove sono arrivati entro il 1999, cioè 27 anni fa, e uno soltanto dopo, la vittoria dell’Atalanta nel 2024. La Spagna, al contrario, fino al 2004 l’aveva vinta appena due volte, e negli ultimi 22 anni l’ha portata a casa dodici volte, con Valencia, Siviglia (sette volte), Atletico Madrid (tre volte) e Villarreal. Poi c’è il tema dell’approccio: nella scelta fra la lotta al piazzamento Champions in campionato e la possibilità di andare avanti in coppa, le squadre italiane scelgono sempre più spesso la prima, e lo si sente anche nelle dichiarazioni, dove nessun allenatore dice di voler vincere qualcosa e puntano tutti al quarto posto.
Detto questo, dando uno sguardo alle partecipanti, di squadre con una rosa nettamente superiore a quelle di Milan e Juventus non ce ne sono, e a essere onesti nemmeno vagamente superiore: le rose più importanti della competizione ce le hanno proprio le due italiane. Sunderland, Crystal Palace e Bournemouth daranno molto fastidio, perché arrivano dalla Premier e hanno investito sul mercato, poi ci sono Bayer Leverkusen, Olympiakos, Salisburgo, Olympique Marsiglia e Benfica, ma io non vedo l’ammazzacompetizione dell’ultimo biennio, quando si capiva da subito che Aston Villa, Tottenham e Manchester United erano più preparate. Milan e Juventus non solo devono fare bene: che piaccia o meno ad Amorim e Spalletti, partono da favorite e dovrebbero puntare come minimo ai quarti.
Sul calendario, al Milan è andata decisamente peggio: ha preso due inglesi su tre, poi Benfica, Salisburgo e Olympiakos, tre squadre molto rognose, il Ferencvaros, che delle meno forti è la più fastidiosa, e infine Levski Sofia e Ararat Armenia. Sarebbe comunque assurdo non mettere insieme almeno i 10 punti che nelle due edizioni precedenti garantivano un posto nelle prime 24. Per la Juve la situazione è più liscia: la sfida più dura è la Real Sociedad, mentre Omonia Nicosia, Ferencvaros, NEC, AZ Alkmaar e Hapoel Beer Sheva vanno vinte senza se e senza ma, perché la superiorità di organico è bestiale. Già così sarebbero quindici punti, e a 16 si dovrebbe rimanere fra le prime otto.
Il formato è un girone unico da 36 squadre, con le prime otto agli ottavi e dalla nona alla ventiquattresima ai playoff: su chi punteresti per la vittoria finale, e conviene entrare sulle quote antepost adesso o aspettare le prime due giornate?
I bookmaker sono d’accordo con me: le favorite sono Milan e Juventus. Sembra assurdo da dire, ci siamo disabituati all’idea che una squadra italiana possa partire favorita in una competizione internazionale, però va accettato. Dietro, più che a Benfica e Real Sociedad, farei attenzione al Bayer Leverkusen, al Celta Vigo e anche al Besiktas, che ha Italiano in panchina, un tecnico che ha dimostrato di saperle impostare bene le coppe. Sulle italiane si possono aspettare le prime due giornate, giusto per capire se questo ruolo di favorite lo hanno accettato; se invece si vuole puntare su una delle potenziali finaliste straniere, si può andare anche subito.
In Nations League la notizia del mese è il debutto di Roberto Mancini, richiamato dopo l’eliminazione con la Bosnia, le dimissioni di Gattuso e le due partite di Silvio Baldini da traghettatore: il Mancini bis è la scelta giusta o è il modo più elegante che avevamo per non decidere niente?
La seconda che hai detto. È stato fatto un teatrino vergognoso, richiamando un allenatore che ci aveva abbandonato a poche settimane da una serie di partite fondamentali per andarsene a raccogliere una valanga di milioni in Arabia Saudita, e mettendo in mezzo una figura seria come Paolo Maldini, che fortunatamente non si è fatto tirare dentro. La questione morale sollevata su Pirlo è stata una scusa, perché evidentemente c’erano dubbi tecnici sulla sua scelta: dubito che se Guardiola avesse accettato l’incarico e si fosse poi scoperto che aveva un accordo di sponsorizzazione con lo stesso network russo ci sarebbero stati problemi. Bastava dire con serenità che Pirlo non andava bene: Maldini e Leonardo sarebbero andati via comunque, ma almeno avremmo tenuto un minimo di dignità. Detto questo, fra tutte le scelte antiquate possibili Mancini è la migliore, certamente meglio di Conte e Allegri, altri nomi conservatori che giravano.
Nel gruppo 1 della Lega A con Francia, Belgio e Turchia le prime due vanno ai quarti, la terza ai playoff di retrocessione e l’ultima scende diretta in Lega B: l’Italia arriva fra le prime due o il pronostico realistico riguarda la salvezza?
Dobbiamo essere realistici: l’Italia gioca per evitare l’ultimo posto. Va a sfidare squadre più forti e più in forma, che sono appena andate al Mondiale. La Francia è di un’altra categoria e con Zidane al posto di Deschamps potrebbe guadagnare quella fluidità che negli ultimi anni le è un po’ mancata, a dispetto di quella che è universalmente riconosciuta come la rosa più forte del mondo. Il Belgio è in ricostruzione, in una fase di passaggio, però storicamente ci soffre. La sfida alla Turchia, a Istanbul, sarà durissima: sono forti, ai Mondiali sono stati sfortunatissimi, producendo una quantità esagerata di occasioni da gol non trasformate, e sono convinto non vogliano perdere l’occasione di portare a casa uno scalpo prestigioso come quello italiano. L’obiettivo è la salvezza.
Italia-Belgio del 25 settembre, esordio di Mancini in casa contro la squadra di Van Bommel: è un’Italia che si rifà con una vittoria e diversi gol o ti aspetti equilibrio e un Under?
Mi aspetto una partita abbastanza noiosa, con pochi gol, due squadre in piena ricostruzione e la sensazione che la cosa più importante sia non perdere. Per me sarà o un pareggio o una vittoria italiana di stretta misura, un gol di scarto, non più di tre gol totali in partita.
Il basket riparte con la Supercoppa alla Nova Arena di Tortona e una semifinale da far paura, Olimpia Milano campione d’Italia contro Virtus Bologna: visto il mercato delle due squadre hai una favorita secca per questa partita? E chi alzerà il primo trofeo della stagione?
Nelle ultime dieci edizioni hanno vinto sempre o Olimpia Milano, sei volte, oppure Virtus Bologna, tre volte, con l’unica eccezione del 2019, quando il trofeo lo portò a casa Sassari battendo Venezia. La favorita secca c’è ed è Milano, che al netto di tutto resta ampiamente la squadra italiana più forte. Sono andati via giocatori importanti come Nebo, Brooks, LeDay e Shields, ma sono arrivati Burnell, un’ala molto intensa, e soprattutto Garrison Mathews, una guardia statunitense con 329 presenze in NBA tra Wizards, Rockets, Hawks e Pacers. È un tiratore d’élite: nel 2024 ha chiuso col 44% da tre punti, quarto dato assoluto della lega americana, e raccoglierà l’eredità perimetrale lasciata da Brooks e Shields. Poi c’è Moses Wright, centro che prenderà il posto di Nebo e che sulla carta dà più soluzioni di tiro, e Alec Peters, un’ala che arriva da quattro stagioni importanti all’Olympiakos. È un po’ l’ennesima rifondazione, ma il roster è importante e Milano parte davanti, molto davanti, in tutti i pronostici.
La Serie A di basket parte il 26 settembre con 16 squadre, Verona e Scafati promosse dalla A2 e per la prima volta due squadre a Roma, BC Roma SPQR e Maxima Roma: in ottica antepost le carte sono più imprevedibili del solito o Virtus e Milano restano un gradino sopra?
Le novità sono tante in questa edizione numero 105 del massimo campionato. Dalla A2 arrivano la Scaligera Verona, che mancava dal 2022/2023 e ha conquistato la categoria tramite playoff, e Scafati, scesa l’anno scorso e rientrata prontamente. Sulle due romane c’è grande curiosità, perché siamo di fronte all’ennesimo tentativo di imporre il basket di alto livello a Roma e perché i nomi coinvolti sono importanti. La BC Roma ha preso Scariolo, in teoria come consulente, ma secondo molti per cominciare a plasmare il roster in vista di una sua discesa in panchina la prossima stagione o anche prima; al comando c’è Donnie Nelson, figlio di Don Nelson, cinque volte campione NBA da giocatore e tre volte miglior allenatore NBA, e uomo che ha lavorato con i Mavericks dal 1998 al 2021 portando a Dallas un signore di nome Dirk Nowitzki. Anche la Maxima Roma ha ambizioni: ha confermato Cotelli, il tecnico di Brescia, che aveva fatto vedere cose interessanti. La Virtus ha rifondato, ma l’ossatura c’è con Hackett, Diouf, Ferrari, Alston e Diarra rimasti, il giovane Berlingeri confermato nonostante l’interesse di molti club, e l’arrivo in panchina dello spagnolo Mumbru, che continuerà a fare anche il ct della Germania e ha firmato un triennale: resta una squadra in grado di competere.
E allora la tua giocata sul titolo a chi va?
Vince Milano, ma occhio alla Virtus e attenzione a Tortona e alle due mine vaganti romane.
Alla Laver Cup di Londra, dal 25 al 27 settembre, nel Team Europe di Yannick Noah ci sono Zverev, Alcaraz, Ruud, Mensik, Jodar e Flavio Cobolli ma non Sinner: senza il numero 1 al mondo il Team World di Agassi, campione in carica, ha qualche chance in più?
Ricordiamo prima di tutto che questo torneo, anche se non ufficialmente, è una sorta di esibizione e si gioca con regole speciali: sei giocatori europei contro sei del resto del mondo, tre qualificati per classifica ATP al lunedì successivo al Roland Garros e tre scelti dal capitano, annunciati prima degli US Open. Si disputano 12 incontri in tre giorni, nove di singolare e tre di doppio, dove ogni vittoria vale un punto il primo giorno, due il secondo e tre il terzo, e la prima squadra a 13 punti vince.
Sinner non c’è mai andato, per tanti motivi: non gli piace giocare le esibizioni, economicamente non è molto remunerativa almeno ai suoi occhi, e il torneo arriva subito dopo gli US Open e poco prima di Pechino e Shanghai, due tornei che ama e che gioca sempre. Poi c’è una questione tecnica: Alcaraz ci va sempre, e la sensazione è che avendo Sinner e Alcaraz in squadra sia anche inutile giocarlo. Quest’anno, peraltro, Sinner è anche infortunato, e quindi è tagliata la testa al toro.
Nelle nove edizioni precedenti sono arrivate cinque vittorie europee e tre del resto del mondo, l’ultima l’anno scorso a San Francisco con un perentorio 15-9. Per me quest’anno l’Europa parte molto davanti, anche se bisognerà capire in che condizioni sarà Alcaraz. Ultima nota: sommando le posizioni di classifica dei sei convocati, l’Europa fa 62 e il resto del mondo 78, e anche questo racconta un po’ del vantaggio europeo.
Il 30 settembre comincia il WTA 1000 di Pechino, campionessa in carica Amanda Anisimova, con Sabalenka numero 1 del ranking e Swiatek scivolata all’ottavo posto: è il torneo che riapre i giochi per le WTA Finals o a questo punto della stagione l’ordine è già scritto?
Si gioca al China National Tennis Center, montepremi 9 milioni di dollari, e parliamo di un torneo praticamente impronosticabile: nelle ultime dieci edizioni ci sono state venti finaliste e dieci vincitrici diverse, quindi cercare riferimenti guardando indietro serve a poco. Qualche gioco per la corsa alle WTA Finals può riaprirlo: Swiatek, che qui ha vinto nel 2023, in questo momento è decima nella run e potrebbe recuperare posizioni su Noskova, ottava e alla portata. Per il resto ho la sensazione che i posti a disposizione siano gli ultimi due, con Rybakina, Sabalenka, Andreeva, Svitolina, Pegula e Muchova dentro, e Gauff, Noskova, Kostyuk e Swiatek a giocarseli.
Chi vince a Pechino, e cosa possiamo aspettarci da Jasmine Paolini in questa trasferta asiatica?
Partiamo da Paolini. Il miglior risultato stagionale è la semifinale al WTA 500 di Merida, in Messico, alla fine di febbraio, poi da marzo in avanti una sfilza di uscite tremenda, senza andare mai oltre la seconda partita per sei tornei consecutivi, e una sorta di rinascita a Wimbledon, dove si è fermata ai quarti contro una Kostyuk in grande forma. Può fare bene a Pechino, direi di sì: mi sembra in ripresa, certo non vincerà, ma già arrivare ai quarti e ricostruire pian piano una stagione andata molto peggio delle aspettative, con quel crollo nel ranking che l’ha portata al numero 21, sarebbe importante. Per la vittoria dico Swiatek.
Pogacar, campione del mondo in carica, si è fratturato la clavicola nell’ottava tappa della Vuelta e ha chiuso la stagione, saltando un Mondiale di Montréal che sembrava disegnato per lui: 273,7 km attorno al Parc Jeanne-Mance. Senza di lui la corsa è davvero aperta o tra Van der Poel, Van Aert ed Evenepoel qualcuno parte con un margine? Chi vedi tagliare per primo il traguardo?
Molto sfortunato Pogacar, e anche un po’ vittima di questo suo approccio famelico, che lo porta a non gestire mai, ad attaccare sempre, a cercare uno scatto o una mossa imprevista anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Il Mondiale senza di lui è apertissimo, e il percorso, con 3.803 metri di dislivello, apre le porte a tanti scenari.
Il primo favorito per me è Remco Evenepoel, che aveva messo Montréal nel mirino già dalla primavera, perché parliamo di un tracciato che si adatta molto alle sue caratteristiche, diverso dalla durissima gara di Kigali del 2025 e da quella sulle Alpi francesi del prossimo anno. Un filo dietro vedo Van der Poel, che in queste settimane ha deciso, pazzo, di dedicarsi alle gare in mountain bike: è il re delle corse di un giorno, l’unico che con Wout van Aert ha dimostrato di poter battere anche un Pogacar in giornata, ma il suo problema sono le salite di Montréal, che sono tante e metteranno a dura prova le sue caratteristiche tecniche. Subito dietro attenzione a Del Toro e Seixas, che su queste salite possono fare la differenza, e a Van Aert, che è il mio preferito e parte leggermente dietro solo perché per le sue caratteristiche il percorso sarà un filo duro.
Nella cronometro, 39 chilometri con appena 220 metri di dislivello e nessun appiglio per chi vuole fare selezione in salita, l’assenza di Pogacar cambia le carte o il tuo pronostico sarebbe stato lo stesso? Dammi il nome per la maglia iridata.
Il mio pronostico sarebbe stato lo stesso, e i favoriti per me sono due: Evenepoel, che va per la quarta vittoria consecutiva e potrebbe fare anche una grande doppietta con la gara su strada, e il nostro Filippo Ganna, perché su un percorso così dritto può fare la differenza.
La NFL riparte il 9 settembre con il Kickoff Game, la rivincita dell’ultimo Super Bowl fra New England e i Seattle Seahawks campioni in carica: i bookmaker mettono davanti i Los Angeles Rams, poi Ravens e Bills, con Seattle più staccata nonostante il titolo appena vinto. Ci stai o ti fidi dei campioni?
Per me questo pronostico ha senso. Il panorama della NFL è cambiato radicalmente con l’arrivo ai Los Angeles Rams di Myles Garrett dai Cleveland Browns, due volte vincitore del premio di Difensore dell’Anno: è un giocatore che sposta molto, e grazie a lui i Rams hanno convinto un altro pezzo da novanta, Aaron Donald, tre volte Difensore dell’Anno, a tornare in campo con un contratto annuale a due anni dal ritiro, proprio per la possibilità di giocare con Garrett. Non dimentichiamo poi che nella stagione scorsa i Rams sono arrivati a un passo dal Super Bowl, battuti da Seattle nel Championship. I Rams hanno in rosa anche l’MVP in carica Matthew Stafford e hanno preso il cornerback due volte All-Pro Trent McDuffie, che il Super Bowl a Kansas City lo ha già vinto due volte, nel 2022 e nel 2023. Per me sono i favoriti assoluti.
Due novità per chiudere: l’onside kick si può tentare in qualsiasi momento e non più solo nel quarto periodo, e il Super Bowl LXI si gioca il 14 febbraio 2027 al SoFi Stadium, la data più tarda di sempre. Quanto sposta i mercati live la regola nuova, e chi ci vediamo a Inglewood?
La nuova regola sull’onside kick per me non cambierà molto, visto che parliamo comunque di un calcio che va dichiarato e non di una scelta a sorpresa: sposterà molto poco e non ne vedremo molti. Qualcosa sposta sicuramente il nuovo format più esteso, ma è un’altra di quelle cose che hanno senso e che alla fine verranno assorbite nel grande calderone NFL quasi senza scossoni. A Inglewood il giorno di San Valentino vedo Los Angeles Rams e Buffalo Bills.
