TalkBet Podcast, speciale Serie A 2026/27 con M. Vitiello e M. Abate

In questa puntata esclusiva di TalkBet – Il podcast di Siti scommesse, Michele Vitiello (Fantagoal) e Marco Abate ci accompagnano dentro la Serie A 2026/27 e ci spiegano come si costruisce una griglia di partenza: quote antepost, podio e sorprese annunciate.

In questa intervista esclusiva del podcast, con i due content creator ed esperti di calcio Michele Vitiello (Fantagoal) e Marco Abate, analizziamo la nuova stagione partendo dall’Inter favorita dei bookmaker, per capire se il divario con le inseguitrici regge davvero o se la rivoluzione delle panchine, da Amorim al Milan ad Allegri al Napoli fino a Sarri all’Atalanta, possa riaprire i giochi. Spazio poi alle quote antepost sullo scudetto, con il duello Milan-Juventus con valutazioni quasi identiche e quelle di Napoli e Roma.

Come potete leggere anche nell’articolo di approfondimento, Vitiello e Abate si sbilanciano poi sul capocannoniere e sul piazzamento Champions, con un nome a testa e una prima giornata da tenere d’occhio. Chiudiamo su due temi che pesano sull’intera stagione: le novità regolamentari sul dialogo arbitro-capitano, commentate da Vitiello anche in qualità di ex arbitro, e l’incidenza di infortuni e impegni europei sul rendimento delle rose, due fattori che condizionano anche i mercati antepost e quelli sui cartellini.

I bookmaker indicano l’Inter come favorita netta per la Serie A 2026/2027: siete d’accordo o vi aspettate un campionato più equilibrato dello scorso?

Marco: Negli ultimi anni l’Inter non ha mai avuto una vera concorrente al titolo, perché c’è una grande disparità tra le rose e nel modo di giocare. Milan, Juventus e a tratti il Napoli si sono dovute aggiornare o rifondare, o hanno cambiato allenatore. L’Inter parte avvantaggiata perché ha un’ossatura stabile da anni e fa solo qualche ritocco, con un allenatore che l’anno scorso ha fatto molto bene, più di quanto mi aspettassi. Ad oggi non ha nemmeno venduto i suoi top player: è difficile che ci sia una squadra pronta a toglierle il titolo.

Michele, ti trovi d’accordo?

Michele: L’Inter è quella costruita meglio in questo momento. Sta sostituendo due frecce e rivoluzionando la difesa per svecchiarla, ma sono operazioni fattibili: è una squadra già fatta e finita, con l’allenatore che ha vinto l’anno scorso. La seconda potrebbe essere il Napoli, che con Allegri forse migliorerà, anche se negli ultimi quattro anni ha già vinto due scudetti. Resta però una squadra che si rivoluziona di anno in anno.

Qual è il vostro podio per la Serie A 2026/2027?

Marco: Milan, Inter, Juventus.

Michele: Inter, Napoli e quasi quasi Como.

Il campionato si apre il 22 agosto e si chiude il 30 maggio, con il derby di Milano già alla 10ª giornata: c’è una partita in calendario che può impattare sulle quote e portare sorprese nella prima fase della stagione?

Michele: Più che il calendario della Serie A aspetterei di vedere gli accoppiamenti europei. Il problema si pone quando una squadra becca avversarie forti, ha obiettivi in Champions e deve fare turnover in campionato: lì lascia punti anche con squadre contro cui normalmente avrebbe vinto o pareggiato.

Marco, condividi? Vedi un calendario che può già rivelare qualcosa?

Marco: Condivido Michele, e aggiungo la questione infortuni: non sono favorevole alle trasferte in preparazione, perché i giocatori non arrivano con abbastanza muscoli sulle gambe per tutta la stagione, e già a inizio anno si vede qualche crociato. Il derby alla 10ª può dare indicazioni, ma non lo vedo così impattante: l’anno scorso il Milan ha vinto entrambi i derby e poi i risultati veri sono arrivati nelle partite successive. Conta di più la lunghezza della rosa, e il Milan deve lavorare per completarla. Poi c’è l’Europa: l’anno scorso l’Inter è uscita ai playoff e ha avuto un percorso più semplice rispetto all’annata precedente, chiusa con tutti stanchi. Anche Juventus e Milan non andranno in Europa a fare le comparse, perché porta introiti.

Il Milan è passato da Allegri ad Amorim, Allegri è finito al Napoli, Sarri all’Atalanta, Gattuso alla Lazio, Spalletti è confermato alla Juventus: quali di questi cambi in panchina possono spostare davvero gli equilibri e le quote scudetto, e quali restano più di facciata?

Marco: Spalletti alla Juventus avrà un impatto molto positivo, l’ha già avuto l’anno scorso: sarà un’altra Juve. Il Milan è un grande punto interrogativo, perché non sarà più attendista ma rivolto all’attacco, e va capito se in Serie A funziona: quando ci hanno provato Conceição e Fonseca i risultati non sono arrivati. L’Atalanta ha un allenatore molto preparato e un ambiente che lascia lavorare, come a Como, dove le aspettative sono basse. Il Milan invece rischia la piazza in rivolta se le cose vanno male, idem il Napoli: con Allegri le aspettative sono altissime. Allo scudetto devono puntare Milan, Juve, Inter e Napoli, ma occhio a Roma, Atalanta e Como. Da milanista spero nella seconda stella.

Michele: Sono d’accordo con Marco su quasi tutto, ma su Gattuso alla Lazio ho dei dubbi: mi sembra un nome messo lì per coprire diverse falle. La Lazio sta facendo un mercato al risparmio e non si capisce ancora che attacco avrà, perché Castellanos e Dia non danno grandi garanzie. Gattuso ha accettato perché veniva via dalla Nazionale: la squadra è di buon livello, ma è una panchina pesantissima. Spero che, se andrà male, non diano tutte le colpe all’allenatore usandolo come capro espiatorio.

Marco: La Lazio ha anche il mercato mezzo bloccato, quindi diventa difficile mettere giù una formazione importante, e Gattuso rischia di diventare il capro espiatorio di un fallimento in stile Fiorentina l’anno scorso. Vedo invece molto bene la Fiorentina, che sta facendo un mercato da big: se arrivasse anche Mastantuono, occhio al palcoscenico europeo. Tra Grosso, che ha fatto molto bene a Sassuolo, e una rosa nettamente superiore, un po’ mi fa paura.

Michele: Hanno fatto un gran mercato anche senza Mastantuono: una mediana con Fagioli più Mandragora, che l’anno scorso aveva fatto molto bene, e una difesa totalmente reinventata. Una bella squadra veramente.

Milan e Juventus hanno quote antepost quasi identiche: quale delle due ha più potenziale per sovvertire il pronostico dei bookmaker e puntare allo scudetto?

Marco: Con la testa dico Juventus, perché danno continuità alle idee chiare: avendo confermato Spalletti, questa volta ha a disposizione una rosa scelta da lui, e hanno già speso tanti soldi seguendo le sue richieste. Con il cuore cucirei la seconda stella sulla maglia, ma bisogna capire quanto Amorim riuscirà a entrare nella testa dei calciatori: se ci riesce, il Milan combatterà fino all’ultimo. Vedendo come si stanno allenando, il Milan in condizione ha qualcosa in più, mentre la Juventus potrebbe soffrire la presenza di Spalletti, una sorta di primadonna come Conte o come il Max Allegri di tanti anni fa. Sulla rosa direi Juventus, con la testa il Milan.

Il Napoli è quotato intorno al 7.00 e la Roma intorno al 12.0: queste quote rappresentano un’opportunità reale per chi cerca il colpaccio antepost, o questi due club non possono lottare per il titolo?

Michele: La Roma non la vedo abbastanza competitiva per il titolo. Hanno preso anche Castro, e Malen adesso ce l’hanno dall’inizio della stagione, quindi è da vedere cosa succederà, ma non credo che arrivino al titolo. Il Napoli, se gli gira bene qualche colpo, forse qualche chance ce l’ha: c’è da capire cosa farà Lukaku con Allegri, che imposta un gioco non scoppiettante ma molto indirizzato al risultato. Una quota 7 è abbastanza alta, io avrei quotato più basso, tipo 4,50-5: quindi il 7 è una buona quota per il Napoli.

Sarri e Giuntoli si ritrovano all’Atalanta, che giocherà la Conference League: può essere il salto di qualità definitivo in ottica europea, e la vedete favorita per il titolo?

Marco: Penso di sì, perché in Conference non ci sono grandissimi nomi e l’Atalanta ha l’ambizione: l’abbiamo visto con la vittoria dell’Europa League, è una piazza che quando può vincere prova fino alla fine e non lascia indietro nessun trofeo. Sarri ha uno stile che si adatta perfettamente all’Atalanta, mentre il Napoli sarà un Conte bis, con Allegri che riprende in mano quello che ha fatto Conte, come fece alla Juventus. A Bergamo Sarri potrà tornare a far vedere un gioco europeo, lontano dal catenaccio che si vede spesso in Serie A. Le sue squadre hanno sempre giocato bene quando ha avuto gli innesti giusti, e a Bergamo li può trovare, con un ambiente caloroso ma con pressione bassa, al contrario della Lazio.

Michele, cosa prevedi da quest’anno europeo dell’Atalanta?

Michele: In Conference farà benissimo, perché la squadra è già costruita sugli schemi che usa Sarri e ha tutti gli interpreti validi. E aggiungo che, avendo quest’anno Milan e Juve in Europa League, potremmo fare qualcosa anche in quella coppa: per me il Milan, ma anche la Juve, ha tutto per portarsela a casa.

Se oggi doveste piazzare una giocata sul mercato Piazzamento Champions Sì, su quale squadra puntereste? Un nome solo.

Marco: Il Como, perché sta facendo acquisti mirati e ha un progetto molto valido. Ho parlato con il presidente pochi giorni fa e mi sono congratulato: hanno idee chiare, uno stile di gioco chiarissimo, giocatori molto giovani che tengono negli anni perché sanno che nel tempo varranno molto di più. Sta iniziando a puntare giocatori di livello superiore, con un giocatore nel giro della nazionale inglese arrivato dal Chelsea per 30 milioni, che non sono noccioline, inserendo in quel contesto elementi pronti che portano esperienza nello spogliatoio. Nel giro di quattro o cinque anni il Como non punterà solo ai primi quattro-cinque posti, ma al titolo.

Michele: Napoli e Inter sono scontate come qualificate, quindi ti dico il Milan, ma non per forza passando dal campionato: magari vincendo l’Europa League ottiene la qualificazione in Champions.

Il Como ha già investito oltre 70 milioni sul mercato: può confermare i livelli della passata stagione anche in Europa, o rischia di essere una meteora sopravvalutata dalle quote?

Michele: Sta facendo investimenti importanti e intelligenti: tiene i giocatori importanti e continua a cercare giovani da lanciare con partnership come quelle per Jacobo Ramón con il Real Madrid o per Nico Paz, pagandoli meno e lasciando una percentuale sulla rivendita. In Europa magari non avrà l’esperienza per imporsi, ma in campionato può centrare di nuovo la qualificazione Champions, con un’annata in più sulle spalle e giocatori ancora più valorizzati. L’unica cosa che gli manca è una riserva in attacco, perché anche Morata l’anno scorso ha fatto vedere tanti problemi.

Passiamo al fondo della classifica: tra le neopromosse Venezia, Frosinone e Monza e le pericolanti storiche, quale quota retrocessione vi sembra interessante?

Michele: Ogni anno due delle tre neopromosse tornano in B, è quasi sempre così, anche se il Venezia sta mettendo su una bella squadra. L’anno scorso credevo nel centrocampo della Cremonese e si è visto come è andata. Poi c’è una squadra di A che come investimenti sta andando male: il Lecce rischia fortemente quest’anno.

Marco: Condivido sul Lecce, che non sta facendo mercato e ha situazioni particolari in rosa, come il caso Banda, che era uno dei giocatori chiave. Il Monza invece penso possa fare molto bene, sia per l’allenatore scelto sia per la rosa, e non lo vedo tornare in B. Il Venezia ha sempre fatto vedere cose discrete in A, ma il destino è sempre stato lo stesso: saliva, salutava e tornava giù. Tra le tre, forse il Frosinone è quello che potenzialmente potrebbe scendere.

Il calciomercato è ancora aperto: c’è un colpo, tra quelli di cui si vocifera, in grado di spostare gli equilibri e portare un cambio di quota antepost?

Marco: Mastantuono. Al Real non ha fatto vedere grandi cose, ma arriva a Firenze, piazza con aspettative molto alte. Grosso gioca molto bene con gli esterni, l’abbiamo visto a Sassuolo con Laurienté e Berardi, e in una Fiorentina rivoluzionata nel gioco e negli interpreti può far vedere di che pasta è fatto: un giocatore di qualità al centro dell’idea d’attacco, che può portare tanti assist, qualche gol e i calci da fermo, e quindi punti.

Restando in casa Milan, sul caso Leao: se resta è un bene per la squadra e per lui, o è meglio che accetti una delle proposte di questi giorni?

Marco: Penso sia arrivato il capolinea. Se restasse, resterebbe non per sua volontà ma perché non ci sono offerte, che è ben diverso. O rinnova il contratto in scadenza nel 2028 portandolo al 2030 riducendo l’ingaggio, dimostrando davvero di voler restare, oppure la società dovrebbe metterlo in tribuna a guardare tutte le partite, perché chi fa certe dichiarazioni si prende le conseguenze dei propri atti. Se parte è una gioia per tutti, anche per lui, e porta denaro da reinvestire sul mercato. Sono stato il primo sostenitore fino all’ultimo giorno, ma dopo certe dichiarazioni l’amore passa e resta un po’ di rancore. Ringraziamo Rafa per quello che ha dato al Milan, ma la porta è quella.

Michele, prima del tuo colpo di mercato: Vlahovic resta alla Juventus o se ne va? Come finirà questa telenovela?

Michele: Sta aspettando solo l’offerta migliore, ed è strano che nessuno arrivi a offrirgli quanto vuole: ha avuto stagioni oltre i venti gol e la Juventus lo aveva pagato tantissimo. Se il problema sono i 10-12 milioni di ingaggio, una società di alto livello che voglia puntarci lo prende: fa un’annata e poi lo rivende, perché il valore di cartellino ce l’ha. Alla Juve non credo che tornerà, ora che hanno definito chi sarà l’attaccante della stagione. Come colpo mi stuzzica molto Maldini dall’Atalanta al Cagliari: da titolare potrebbe fare una stagione simile a quella di Sebastiano Esposito, sui sette gol più qualche assist.

Tra le novità regolamentari c’è la nuova gestione del dialogo arbitro-capitano: che influenza avrà sull’andamento delle partite e sul numero di cartellini?

Michele: Da ex arbitro accolgo con favore queste novità. Il problema è che le nuove regole vengono applicate davvero solo nelle prime tre-quattro giornate, poi subentra una volontà di applicarle o meno, di usare meno il VAR, e vengono fuori i casi che si ripetono ogni anno: qui il VAR lo usano, là no. Tra le regole sperimentate ai Mondiali ci sono cose interessanti, come il VAR che entra in azione per verificare se è angolo, o per un secondo giallo che porta all’espulsione. Tutto quello che si può togliere dal dubbio è meglio, però va applicato allo stesso modo in tutte le partite, che sia Monza, Venezia o il derby di Milano.

Ti aspetti più cartellini, soprattutto nella prima fase di campionato?

Michele: Sì, soprattutto all’inizio, poi la cosa scemerà e le applicheranno un po’ meno, in particolare quelle borderline. Sul giocatore che si mette la mano davanti alla bocca: se l’arbitro viene richiamato da un altro che dice “mi ha insultato”, lì potrebbe scattare il rosso quasi sulla fiducia, perché il VAR vede la mano davanti alla bocca ma non sa cosa è stato detto. E lì si può creare il casino.

Marco: Non voglio fare il polemico, ma negli ultimi anni in Serie A ci sono state chiare dimostrazioni di trattamenti diversi da squadra a squadra: certi calciatori che fanno parte della Nazionale o che hanno un appeal diverso difficilmente vengono ammoniti, e gli arbitri si sentono un po’ inferiori, come si vedeva già ai tempi di Maldini e Zanetti. Un caso plateale è Modric ammonito dopo essere stato spinto da un giocatore della Roma. Gli arbitri italiani hanno perso credibilità agli occhi dei tifosi e mi auguro che quest’anno venga fatta chiarezza. Sulla mano davanti alla bocca la vedo una cafonata, perché rimuove certe dinamiche di gioco: abbiamo vinto un Mondiale anche grazie agli insulti, Materazzi-Zidane è un dato di fatto. Regole troppo stringenti tolgono la parte legata all’emozione e alla strategia: che si usino gli strumenti in modo consono, senza due pesi e due misure.

Sul capocannoniere, la scorsa stagione se l’è aggiudicato Lautaro Martinez, principale favorito anche quest’anno: siete d’accordo sul bis o vedete un altro bomber che può soffiargli il titolo?

Michele: Salvo infortuni sono piuttosto convinto che lo vinca Malen, che l’anno scorso ha fatto 14 gol in 18 partite, mentre Lautaro è arrivato a 17 in Serie A giocando tutto il campionato: è un divario minimo. Lautaro resta un top cannoniere, se non arriva primo sarà secondo o terzo.

Marco: Su Malen attenzione, perché quando arrivi in Serie A da novità devi prendere le misure, anche se è un giocatore molto rapido. Io dico Gonzalo Ramos capocannoniere, perché quest’anno il Milan farà tantissimi gol ma ne prenderà una marea. E diciamocela tutta: il vero capocannoniere non è più quello da venti e passa gol, sono anni che non vediamo più i veri bomber. Conta quali squadre girano meglio e mettono più palloni in area: per me Lautaro e Gonzalo Ramos se la giocheranno, con Malen dietro.

Nella prima giornata c’è una partita che può sorprendere, con una big che perde o pareggia o dove vedete una possibile goleada?

Michele: Bologna-Lazio. Vedendo come è messa la Lazio in questo momento, e avendo guardato un paio di amichevoli, rischia di essere una partita a favore del Bologna, anche se normalmente sarebbe alla pari. La Lazio ha il mercato bloccato, un attacco ancora da inventare e con Gattuso non mi sembra partita benissimo.

Marco: Dico il Napoli, una squadra che dovrebbe ambire al titolo, perché a Genova non è semplice e soprattutto il mio grande pallino è Massimiliano Allegri, che la prima di campionato la stecca sempre. Penso che il Genoa non solo possa pareggiare, ma addirittura vincere in casa.

C’è un aspetto che non abbiamo considerato ma che potrebbe avere un impatto decisivo sull’esito del campionato?

Michele: Quanto le squadre riescono ad andare avanti in Europa. Giocare tante partite ti costringe a distribuire le forze, a meno di avere un organico sproporzionato, e devi comunque stare dentro le liste UEFA. Atalanta, Milan, Juve e anche l’Inter in Champions potrebbero risentirne in primavera, se a gennaio non intervengono sul mercato per sistemare il giocatore infortunato o quello che non rende. Quest’anno di squadre che possono andare avanti in Europa ne abbiamo.

Marco: Per me è più una questione di infortuni e di età media delle rose. L’Inter si sta ringiovanendo, ma l’ossatura va avanti con l’età: Calhanoglu l’anno scorso ha avuto problemi muscolari, ha rinnovato e ha una certa età. Prendere un difensore come Stones porta esperienza, ma sono anche 72 partite saltate negli ultimi tre anni, che sono tantissime. Una rosa giovane come quella del Como ha meno infortuni, mentre il Milan ha giocatori chiave con problemi ricorrenti, come Pulisic. Poi ci sono le tournée dall’altra parte del mondo, giornate che si potrebbero dedicare a mettere muscoli sulle gambe: sono cose per cui a inizio stagione fai più fatica a entrare in condizione, e ci sono calciatori come Lukaku a Napoli che entrano in condizione a novembre. Sempre a Napoli, occhio a De Bruyne: a una certa età si è più esposti a determinati infortuni. La Serie A tende sempre più a ospitare giocatori verso la fine della carriera, e questo penalizza il gioco, lo spettacolo e il rendimento delle squadre.

Arianna Venegoni, caporedattrice di sitiscommesse.com
Arianna Venegoni, Caporedattrice

Caporedattrice di sitiscommesse.com, Arianna Venegoni supervisiona e scrive i contenuti del sito. Il suo background integra la conoscenza del betting internazionale data da esperienze all’estero, alla scrittura editoriale maturata per importanti testate come Tremilasport e Cosmopolitan. È host dei podcast Talkbet e Talkbet&Risposta, dove unisce passione e competenza sportiva.

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