Scommesse sui referendum: è legale scommettere in Italia?
Le scommesse legali ammesse sul mercato italiano coprono sport, eventi di intrattenimento autorizzati e alcune scommesse speciali specifiche, ma il regolatore esclude le consultazioni elettorali: niente scommesse sui referendum nei palinsesti ADM, qualunque sia il quesito (italiano o estero). Se in futuro arriveranno aperture normative, dedicheremo a quel momento un aggiornamento mirato, completo di confronti tra operatori e mercati disponibili.
Niente quote sui referendum, niente payout: cosa significa per lo scommettitore
Senza un mercato regolamentato per le scommesse sui referendum non esistono nemmeno listini di confronto: né quote indicative, né dati di payout, né storici utili a misurare la generosità di un eventuale futuro operatore. Per chiunque sia abituato a confrontare margini e ritorni — un parametro centrale quando si valutano i nuovi siti scommesse — il referendum resta una casella vuota nel comparatore tipico del betting italiano.
Va detto che all’estero le cose sono andate diversamente. Per consultazioni ad alto impatto mediatico, come il referendum britannico del 2016 sull’uscita dall’Unione Europea o quello italiano sulla riforma Renzi-Boschi dello stesso anno, alcuni allibratori internazionali avevano aperto mercati molto seguiti. Quei mercati, però, hanno sempre vissuto fuori dal perimetro regolatorio italiano: i giocatori del nostro Paese non potevano legalmente accedervi tramite licenza ADM.
Siti non AAMS e scommesse sui referendum
Una ricerca per “siti scommesse referendum” mostra rapidamente come la voglia di scommettere sui referendum venga in parte intercettata da portali con sede fuori dall’Unione Europea o in giurisdizioni offshore. Si tratta dei cosiddetti bookmaker non AAMS, attivi senza licenza italiana, che propongono palinsesti molto ampi includendo categorie escluse dal mercato regolare. Tra i nomi più ricorrenti citiamo:
- 1bet
- 22bet
- Bet2U
- Betwinner
- FEZbet
- Librabet
- LSBet
- Rabona
- TornadoBet
- Yonibet
Prima di farsi attirare dalla varietà del palinsesto è bene ricordare cosa garantisce davvero la concessione italiana: tutele specifiche sui depositi, procedure trasparenti per reclami e vincite, controlli antiriciclaggio. Tutto questo viene meno fuori dal circuito legale, dove un eventuale pagamento non corrisposto difficilmente trova rimedio. Per questo motivo la pagina vi suggerisce di tenervi alla larga da operatori che non riportano numero di concessione e ragione sociale italiana.
Come funzionano i referendum
Il referendum è una chiamata alle urne della popolazione di uno Stato, per chiederle di decidere su determinate proposte, solitamente (ma non obbligatoriamente) tra due opzioni (Sì/No, Rimanere/Uscire, Consenso/Dissenso). Ce ne sono di tipo diverso: propositivi (per una nuova legge), consultivi, confermativi, abrogativi o deliberativi, non tutti contemporaneamente presenti in tutti i Paesi.
In Italia i referendum ammessi sono tre: costituzionale (per modifiche alla Carta), territoriale (per la fusione di regioni o paesi, ad esempio) e abrogativo, quello più volte esercitato. La legge stabilisce che un referendum abrogativo possa essere richiesto tramite una raccolta di almeno 500.000 firme certificate, secondo quanto previsto dall’articolo 75 della Costituzione italiana.
Dopo che Cassazione e Corte Costituzionale hanno stabilito l’ammissibilità del quesito referendario, vengono indette le consultazioni. Per essere valide, devono vedere l’affluenza del 50% + 1 dei votanti. Quando ciò si verifica, se prevalgono i Sì le norme vigenti vengono abrogate; in caso contrario (o al mancato raggiungimento del quorum) rimarranno in vigore.
Le tipologie di scommessa sui referendum (dove sono permesse)
Solo dando uno sguardo ai mercati esteri si possono ricostruire le formule per scommettere sui referendum più diffuse, applicabili anche ad altre consultazioni politiche come le elezioni europee. Le riportiamo qui non come invito al gioco — impossibile sui canali italiani — ma per documentare come la materia viene trattata altrove nel betting.
Scommessa sul vincitore del referendum
Il pronostico più ovvio è quello legato alle scommesse sul vincitore del referendum: queste riguardano l’esito secco — Sì oppure No, Mantieni oppure Cancella, in funzione del quesito. Sulla carta la distribuzione di partenza è equamente bilanciata, ma in pratica sono i sondaggi pre-voto e l’andamento della campagna a spostare l’ago della bilancia. Un esempio clamoroso resta il referendum sulla Brexit, in cui il Leave era considerato sfavorito fino a poche ore dal voto.
Il mercato Scarto Maggiore dell’X%
Alcuni operatori esteri propongono un mercato interessante e impegnativo: si chiede di pronosticare se lo scarto tra le due posizioni sarà o meno superiore a una percentuale, solitamente il 5%. Restando sul tema Brexit, il Sì vinse di misura (51.9% vs 48.1%): chi puntò sullo scarto inferiore al 5% si aggiudicò la giocata.
Il mercato Quorum Sì/No
Un’altra tipologia di giocata classica all’estero è quella sul raggiungimento o meno del quorum, ovvero della percentuale di affluenza ai seggi superiore al 50% + 1 degli aventi diritto al voto, necessaria per la validità di alcuni (non tutti) quesiti referendari. Si tratta di un mercato concettualmente simile a quelli “Gol/No Gol” tipici delle scommesse sul calcio.
I protagonisti di celebri campagne referendarie
Dietro ogni consultazione c’è sempre un volto, un partito o un movimento che fa da catalizzatore. Abbiamo selezionato cinque figure che, ciascuna nel proprio contesto nazionale, hanno trasformato un quesito in una vera campagna capace di smuovere milioni di elettori. Li trovate raccontati nei box azzurri qui sotto.
Marco Pannella e l’impeto referendario dei Radicali
Storico leader dei Radicali, protagonista di innumerevoli battaglie politiche, Marco Pannella è stato un vero “animale di razza” della politica italiana, stimatissimo anche da chi non ne condivideva le idee. Ha avuto un ruolo centrale nei referendum per la difesa del diritto al divorzio e all’aborto e sulla presenza di centrali nucleari in Italia, ma anche su procreazione assistita ed eutanasia.
Nigel Farage, il volto della Brexit
Londinese classe 1964, personaggio che è quasi lo stereotipo dell’inglese eccentrico, Nigel Farage è, con Boris Johnson, il grande artefice della vittoria del “Leave” al referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (2016), che ha provocato un terremoto politico i cui effetti sono ancora evidenti oggi, grazie anche alla propaganda fatta dal suo partito, lo UKIP.
Nicola Sturgeon, la paladina della Scozia indipendente
L’insofferenza con cui in Scozia si sopporta di far parte del Regno Unito è ben nota: il movimento politico che chiede “da sinistra” l’indipendenza del Paese è molto forte. Guidato da Nicola Sturgeon, nel 2014 lo Scottish National Party indisse un referendum in cui gli indipendentisti ottennero il 44%. In seguito alla Brexit, gli scozzesi vorrebbero indire un nuovo referendum.
Matteo Renzi: un referendum-harakiri?
Quando, il 4 dicembre 2016, Matteo Renzi sottopose agli italiani il referendum che chiedeva di approvare la proposta di riforma costituzionale da lui ideata insieme al ministro Maria Elena Boschi, era un Presidente del Consiglio giovane e sulla cresta dell’onda. La pesante sconfitta (più del 65% di affluenza, con il No vicino al 60%) ne segnò la progressiva marginalizzazione politica.
Carles Puigdemont e la Catalogna indipendente
Come la Scozia, anche la Catalogna è animata da spinte indipendentiste dal resto della Spagna. Nel 2017, l’allora presidente della regione, Carles Puigdemont, indisse un referendum consultivo proprio per proporre l’indipendenza. Considerato non valido dal governo nazionale, l’esito pro-indipendenza portò a giorni di forti tensioni a Barcellona e all’esilio dello stesso Puigdemont a Bruxelles, seguito da un arresto poi revocato.
Curiosità e aneddoti legati ai referendum
Una guida sui referendum non sarebbe completa senza una parentesi più leggera. Tra paradossi linguistici degli abrogativi, primati nazionali e particolarità istituzionali, l’argomento offre molti spunti che vale la pena conoscere anche fuori dalla cronaca politica. Eccone tre raccolti nei box azzurri.
Dire no per significare sì e viceversa
Un piccolo paradosso dei referendum abrogativi è legato al fatto che per mantenere una norma si debba votare no e per eliminarla votare sì. Se ne parla anche in una vecchia canzone della indie band emiliana Offlaga Disco Pax: “Il referendum sul divorzio e non capivamo perché/Se vinceva il no il divorzio c’era e se vinceva il sì non c’era”.
La Svizzera, un Paese che adora il referendum
Se c’è un Paese dove il referendum è uno strumento amato, questo è la Svizzera. La Confederazione elvetica prevede l’uso di questo strumento di democrazia diretta per moltissime questioni sia a livello federale e costituzionale sia territoriale. Mediamente, ogni anno gli svizzeri votano per 10 quesiti: dal 1875 si è votato 537 volte (con 257 leggi passate e 280 bocciate).
Nell’Unione Europea il referendum non c’è
Forse non tutti sanno che, nonostante la pletora di organismi legislativi, l’Unione Europea non prevede l’istituto del referendum abrogativo e l’ammissibilità di quesiti propositivi di nuove norme. Ai singoli Stati membri è lasciata la possibilità di indire referendum locali sulla ratifica dei trattati europei. L’introduzione di una forma di referendum continentale aiuterebbe forse a rafforzare il senso di appartenenza europeo.
Un mercato che, oggi, resta a guardare
Riassumiamo lo scenario in poche righe: in Italia le scommesse sui referendum non rientrano nei mercati ammessi, e la cornice normativa attuale non lascia intravedere aperture imminenti. Per gli appassionati di politica resta quindi solo la dimensione del dibattito pubblico, senza la componente ludico-pronostica che caratterizza altri eventi mediatici (premi cinematografici, festival, finali sportive) per cui invece i siti scommesse italiani aprono regolarmente i listini.
Tentare di forzare la mano cercando piattaforme estere non risolve il problema, anzi lo amplifica: senza concessione italiana l’utente perde le tutele su deposito, prelievo e gestione delle controversie. Un secondo motivo per restare nel circuito ADM è la tracciabilità fiscale delle vincite, che fuori dai canali autorizzati può generare complicazioni non trascurabili. Questa pagina, in definitiva, ha più una vocazione divulgativa che operativa.
FAQ
Chiudiamo con quattro domande ricorrenti raccolte tra lettori e ricerche di settore, utili a fissare i punti essenziali della guida. Per qualsiasi altro dubbio non coperto qui sotto, potete sempre scriverci all’indirizzo info@sitiscommesse.com.
