Giovanni Malagò nuovo presidente FIGC: cosa cambia per il betting
L’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC apre una fase cruciale per il calcio italiano, tra crisi sportiva, riforme strutturali e nodo delle risorse economiche. Tra le questioni più delicate c’è il rapporto con il betting, possibile leva finanziaria ma anche terreno politico sensibile dopo il Decreto Dignità e le nuove richieste del movimento.
Come ampiamente annunciato, Giovanni Malagò è diventato il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, al posto del dimissionario Gabriele Gravina. Sessantasette anni e una carriera da dirigente sportivo di lungo corso, con la perla delle ultime brillanti Olimpiadi vissute da presidente del CONI, Malagò eredita una situazione di grave crisi, resa ancora più pesante dalla terza mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio.
Nonostante qualcuno abbia storto il naso poiché non si tratta di un nome nuovo, ma tantomeno lo era il suo avversario Giancarlo Abete, sconfitto dopo aver raccolto appena il 29,17% dei voti contro il 68,58% di Malagò, è però vero che il calcio italiano ha bisogno di un dirigente esperto, qualcuno che sappia come condurre in porto una nave nel mare in tempesta.
Tra le prime grane da risolvere, Giovanni Malagò avrà quella di scegliere il prossimo Commissario Tecnico, ma più in generale sono diversi gli aspetti di una grande riforma che attende il sistema-calcio, malato come forse mai lo era stato in precedenza. Tra questi, c’è anche la questione delle possibili risorse provenienti dal settore del betting, e dunque di un possibile lavoro per abolire il divieto di pubblicità al gioco.
Sul tema del divieto contenuto nel Decreto Dignità, la posizione di Malagò si può leggere a pagina 20 del suo programma. Ovvero, il nuovo presidente ha individuato negli introiti da betting uno degli asset possibili per accrescere le risorse di sistema, insieme al contrasto alla pirateria, alla fiscalità sportiva e a un ripensamento globale della politica industriale del calcio.
Secondo Malagò, il calcio contribuisce in maniera troppo decisiva per non reclamare una quota maggiore dalla raccolta delle scommesse, da destinare allo sviluppo del movimento. Questo è bastato a mettere in allarme tutto il fronte del no, a partire dalle parti politiche che quel divieto lo avevano voluto, e terminando in alcune associazioni di consumatori come Assoutenti, che ha subito richiesto un incontro allo stesso neo presidente.
Da navigato politico e dirigente, Malagò sa bene che lo scontro frontale non conviene a nessuno. La sua grande abilità nelle trattative sarà in tal senso decisiva, ma è poco probabile che resti a mani vuote. In sostanza, sembra probabile che il calcio otterrà quella percentuale più alta di quota sulla raccolta o sui margini, come richiesto, ma ciò dovrà necessariamente essere accompagnato da un qualche tipo di ammorbidimento del divieto.
Denis Michelotti è direttore di sitiscommesse.com dal 2025. Vanta oltre dieci anni di esperienza in editoria digitale e product management, con collaborazioni per Sky Italia, Gracenote e realtà internazionali. Cura le strategie editoriali e lo sviluppo strategico del sito.

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