Intervista a Fisichella: “Favoriti per il Mondiale ’26, Schumi, Briatore e… Roma”
In questa intervista esclusiva con Giancarlo Fisichella, abbiamo rivissuto i suoi ricordi più belli in pista tra l’amicizia con Michael Schumacher, le partite a carte con Flavio Briatore e i successi personali. Ha espresso la sua opinione su tutte le novità riguardanti le monoposto per il Mondiale di F1 2026 e fatto i nomi dei favoriti per il titolo, concludendo con una menzione speciale a Kimi Antonelli e alla sua Roma.

Partiamo con un tuffo nel passato e nei ricordi più piacevoli, quale vittoria o podio ti ha dato più soddisfazione a livello umano, magari uno che il pubblico ricorda meno ma che per te ha un significato speciale?
Nel mio percorso ci sono tanti momenti, a partire dalla prima vittoria in go kart, alla prima vittoria in Formula 3 per poi passare a quelle più importanti in Formula 1 e anche alla 24 Ore di Le Mans. Sono tutte vittorie importanti, momenti indimenticabili. Però c’è da dire che la mia prima gara che ho vinto in Formula 1 è stata un po’ strana. Io vinsi in Brasile nel 2003. Durante la gara sorpassai Kimi Raikkonen e subito dopo ci fu un bruttissimo incidente da parte di Alonso e poi di Webber e la gara fu sospesa per un errore cronometrico. Purtroppo in quel momento mi venne data la seconda posizione, quindi io festeggiai sul secondo gradino del podio. Però noi del Team Jordan sapevamo che avevo vinto io la gara perché avevo passato il traguardo per primo, prima che uscisse la bandiera rossa.
Tant’è vero che facendo appello, dopo una settimana fu riconosciuta la mia vittoria. Quindi è una vittoria un po’ strana, non avendola festeggiata dal gradino più alto del podio mi è stato tolto tanto. Però alla fine ho vinto io quella gara, sta scritto nella storia. Poi la seconda che ho vinto in Australia nel 2005, me la sono goduta dal gradino più alto del podio. Quella è stata speciale.
Dopo tanti anni, c’è un aneddoto del tuo periodo con Renault, Jordan o del tuo arrivo in Ferrari che non hai mai raccontato? Un retroscena, una discussione, un momento di pura follia… che potrebbe sorprendere i tifosi.
In tutti questi anni ovviamente ci sono stati molti aneddoti. Il periodo in Renault nel 2005, nel 2006, quando correvo insieme ad Alonso, che eravamo capitanati da Flavio Briatore, furono due stagioni importantissime per me e per il team, vincemmo Mondiale piloti e costruttori. Furono due stagioni veramente di grande valore. C’era un’atmosfera nel team fantastica, tanto è vero che io, Alonso, Briatore e il nostro preparatore atletico, 2 o 3 ore prima della gara, giocavamo a carte, a scopone scientifico, e ci prendevamo in giro l’uno con l’altro. Io e Alonso giocavamo insieme e a volte ballavamo per far arrabbiare Flavio Briatore. Questo non era un momento di distrazione, ma per far capire quanto il rapporto tra piloti e squadra era così perfetto che, alla fine, siamo riusciti a vincere tutto quell’anno.
Parlando di Ferrari, il pensiero va subito a Michael Schumacher. Qual è il momento più intenso e umano vissuto al suo fianco? C’è un lato del vostro rapporto, magari un consiglio o un gesto lontano dalle telecamere, che il pubblico non conosce ma che vorresti condividere anche per far capire che persona era fuori dalle piste?
In tutti gli anni che ho corso con Michael, dal ’96 fino al 2009, ho avuto con lui un rapporto fantastico, di vera amicizia. Come passione comune avevamo il calcio e facevamo parte della nazionale piloti. Eravamo sempre presenti a qualsiasi partita della nazionale piloti ovunque fosse, eravamo i primi a giocare, eravamo i più presenti e lì avevamo modo di parlare e di andare a cena insieme. Con Michael avevo una grande amicizia, un grande rapporto di stima. Non dimenticherò mai quando, nel 1997, ero in testa con la Jordan ad Hockenheim e a dieci giri dalla fine, purtroppo ci fu una foratura nella parte posteriore della ruota sinistra che fece dei danni anche alla macchina e quindi dovetti abbandonare mentre ero in prima posizione a fine gara. Lui si è fermato perché mi ha visto a bordo pista e mi ha dato un passaggio sulla sua Ferrari e mi ha riportato al box. Da lì nacque questo grandissimo rapporto di amicizia che è durato tanti anni e aver condiviso con lui tutti quegli anni, tutte quelle gare, aver condiviso con lui soprattutto tanti podi e quelle poche volte essergli stato anche davanti, è una grande soddisfazione.
Nella tua carriera hai lavorato con figure iconiche che rappresentano benissimo il concetto di genio-follia, uno è Flavio Briatore e l’altro è Eddie Jordan che purtroppo è venuto a mancare lo scorso anno. Ci puoi raccontare che persone sono, tu che li hai vissuti molto da vicino, e che rapporto avevi con loro?
Sono state due persone molto importanti per me. Il primo però è stato Giancarlo Minardi che mi ha dato la possibilità di esordire in Formula 1 e quindi non smetterò mai di ringraziarlo. Subito dopo feci un test con Briatore, alla fine del ’96 e andai veramente forte, e la sera stessa, dopo il test, mi convocò ad Enstone nella sede della Benetton e firmai subito un contratto di cinque anni con lui. Il problema era che nel ’97 c’erano già Gerhard Berger e Jean Alesi come piloti ufficiali, quindi mi fece fare anche un test con la Jordan e anche lì andai fortissimo e mi diede in prestito alla Jordan. Quindi capisci bene che per me sono state due persone importantissime. In Jordan ci sono stato nel ’97, poi sono andato in Benetton per poi ritornare nel 2002 ancora in Jordan e anche con Ed ho condiviso dei momenti importanti. Abitavo ad Oxford vicino casa sua, veniva da me e andavamo in bici insieme. È una persona molto importante per me come lo è stata Flavio Briatore, che mi ha voluto con lui già dal ’97 e poi mi ha rivoluto con lui nel 2005, 2006 e 2007 in Renault.
Abbiamo nominato prima Schumacher e spostandoci ai giorni nostri, uno che domina come faceva il pilota tedesco è Verstappen. Secondo te è corretto fare questo parallelismo o ci sono caratteristiche e aspetti dove uno prevale sull’altro?
È difficile, sono due ere diverse, ma due campioni che hanno scritto e stanno scrivendo la storia. Michael ha vinto sette volte il titolo mondiale, Verstappen ha vinto quattro volte e ha ancora la possibilità di vincerne ancora. Indubbiamente due piloti incredibili, fortissimi e che non hanno vinto tutti questi mondiali a caso. Al momento, quella poca differenza che sto vedendo, la sta facendo Verstappen, nonostante a volte non abbia una macchina competitiva, lui riesce sempre a tirare fuori il massimo.
In Renault sei stato compagno di Fernando Alonso nel suo momento migliore, abbiamo citato Verstappen e Schumacher, c’è una cosa comune che hai notato che caratterizza i fuoriclasse di questo sport?
Sono tutti piloti fortissimi. Ho avuto come compagno di squadra Fernando Alonso, quindi posso parlare abbastanza bene di lui. Fernando è un pilota che ha vinto due mondiali, ma ne poteva vincere di più. È stato quello che mi ha messo più in difficoltà di tutti gli altri. È molto forte in qualifica, molto forte in gara, molto costante e anche molto freddo mentalmente quindi questo gli ha permesso di poter vincere questi due mondiali e di vincere tante gare. È stato sempre all’apice. Già ai tempi del kart nelle formule minori e si sapeva insomma che sarebbe diventato campione del mondo.
Il 2026 è un anno di svolta per la F1 perché viene introdotta una rivoluzione tecnica radicale: monoposto più leggere di circa 30 kg, aerodinamica attiva che elimina il DRS, motori al 50% tra endotermico ed elettrico e arriva l’override mode per facilitare i sorpassi che va a sostituire proprio il drs. Ti sarebbe piaciuto gareggiare con questo tipo di vettura o preferisci ancora una guida ‘più fisica’? Da addetto ai lavori, che gare dovremmo aspettarci da qui in avanti? Sono novità che da pilota apprezzi e che, a tuo parere, verranno apprezzate anche dal pubblico?
Da quello che sento dai piloti, dopo questi primi test, nessuno è contento. Sono sincero, io sono un po’ di parte, ma sicuramente preferisco la Formula 1 della mia epoca, a partire dai motori che erano motori incredibili: i motori 3.000-3.500 che in qualifica facevano 20.000 giri e lo stesso in gara anche 19.500 giri per tutto il percorso della gara. Sento i motori di oggi, ibridi, che arrivano a 12.000 giri e quando passano sembrano degli aspirapolveri. Scusate se sono un po’ contro questi motori ma, per me, la Formula 1 era quella di una volta. Però la Formula 1 è anche un grande spettacolo e, negli anni, con la società Liberty Media di Domenicali ha fatto un gran passo avanti per quanto riguarda proprio lo show. È cresciuta tantissimo anche grazie a Netflix, a Drive to Survive che hanno attirato molti giovani. Nelle gare c’è sempre il tutto esaurito, oltre 250.000 persone durante i tre giorni del weekend, sicuramente numeri importantissimi. Per quanto riguarda le nuove regole, la stagione 2026 sarà interessante perché è tutto nuovo, quindi tutto può succedere. Però, ripeto, da quello che ho sentito e dai commenti dei piloti, nessuno è proprio contento dei nuovi regolamenti.
A proposito di tecnologie, possiamo affermare che i social media hanno cambiato radicalmente l’immagine dei piloti. Ritieni che questa esposizione costante abbia portato dei vantaggi anche a tutto il mondo della Formula 1, rendendolo più accessibile, o l’abbia in qualche modo peggiorato, creando personaggi meno autentici?
I social media hanno sicuramente portato alla Formula 1 un successo ancora più grande ed è molto più seguita, come ho detto prima. È però una Formula 1 diversa, va di pari passo con il tempo che passa e si sta sviluppando in maniera diversa, come è giusto che sia. Però, ripeto, io preferisco la Formula 1 degli anni ’90-2000.
Uno che sui social va fortissimo ma lo è andato un po’ meno in pista lo scorso anno è Hamilton. Con Leclerc è ancora uno dei 2 piloti Ferrari e in questi giorni stanno girando molto le sue ultime dichiarazioni: “per un momento avevo dimenticato chi fossi. So cosa va fatto. Sarà una stagione pazzesca.” A tuo avviso, i tifosi ci possono sperare davvero? In generale, la Ferrari arriva da anni di crisi, tu hai individuato il problema principale? Se fossi al comando di questa scuderia, cosa faresti o avresti già fatto per cercare di risollevare la situazione?
È difficile capire e vedere i problemi. Dentro un team ci sono tante minime cose, tanti dettagli che possono fare quella piccola differenza che ti permettono a te, pilota, di avere più confidenza con la macchina e magari parliamo di 1 decimo a curva. Che poi, alla fine, fare 3 decimi o 2 decimi vuol dire essere primi, come vuol dire essere undicesimi e non entrare nei primi dieci. E probabilmente è quello che un po’ ha sofferto anche Lewis. Ha vinto sette Mondiali, non è che da un anno a un altro non sia non sia più l’Hamilton di una volta. Io sono sicuro che se lui avrà una macchina che gli permette di esprimersi e guidarà una macchina proprio come se la sente lui, può lottare per il mondiale, come può lottare anche Charles. Sono due piloti incredibili. Secondo me una delle coppie più forti tra tutte le squadre. Hanno solo bisogno di una macchina nuova. Gli ultimi test ci lasciano ben sperare perché sembra che la Ferrari sia stata la più veloce, quindi, incrociamo le dita.
Rimanendo in tema, quali team e piloti possono sorprendere in questa stagione? Chi sono i favoriti?
Io direi la Ferrari con tutti e due i piloti. Ci aggiungo anche la McLaren e bisogna metterci dentro anche Verstappen.
Tra fine anni ‘90 e inizio ‘00, possiamo affermare che tra i vari piloti italiani, tu e Jarno Trulli eravate tra i protagonisti con maggior rilievo, vedi tra i giovani talenti che si stanno facendo notare nelle categorie minori, un potenziale erede? A proposito di giovani, che previsioni fai su Kimi Antonelli e la sua carriera?
Kimi è un pilota che già quando correva in kart e poi è andato avanti nelle categorie successive, si sapeva e si immaginava che sarebbe arrivato in Formula 1 e, non a caso, lo ha preso la Mercedes già da piccolino. Era un predestinato. Io auguro a lui di poter arrivare a tanti traguardi e di vincere il Mondiale. Ha le carte per farlo, ha una squadra che glielo può permettere se la macchina sarà competitiva. Sono contento per lui e sono sicuro che farà bene.
Per quanto riguarda i giovani, in questa domanda mi sento coinvolto ho un management di piloti che si chiama Pro Racing. Abbiamo diversi ragazzi, ma anche ragazze, che corrono nella Formula 1 Academy e nelle varie categorie, a partire dai kart. Quest’anno abbiamo quattro ragazze in Formula 3. Puntiamo tantissimo anche su Matteo De Palo, che è di Roma, e ha firmato un contratto pluriennale con la McLaren, quindi, speriamo bene. Ci stiamo lavorando tantissimo, sarebbe il massimo per noi di Pro Racing ma anche per Matteo, che realizzi il suo sogno di arrivare in Formula 1.
C’è una questione su cui vorremmo avere un parere sincero visto che ha creato due fazioni ben distinte. Prima abbiamo parlato delle novità sulle monoposto e come la F1 si stia muovendo verso la sostenibilità. A tuo parere, è un’evoluzione nella giusta direzione o così si va un po’ a snaturare l’essenza di una competizione motoristica pura?
Dobbiamo andare avanti in linea con il futuro, no? L’ibrido e l’elettrico fanno parte di quello che dobbiamo affrontare. Tutto il resto può essere ibrido, può essere elettrico ma la Formula 1, per me, deve rimanere Formula 1. Io toglierei tutto l’ibrido e tornerei al vecchio rombo del V10 o del V8 che sono unici nel loro genere.
Nella tua lunga carriera, senza fare nomi diretti se non ti va, ma c’è mai stato un pilota che tu ritenessi un po’ “scorretto”, o c’è stato un risultato o una decisione dei commissari di gara che hai fatto più fatica ad accettare? Insomma, se c’è un sassolino dalla scarpa che vorresti toglierti, visto che sono passati ormai diversi anni….
Ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti i miei compagni di squadra. Ad essere sincero, l’unico anno che non mi sono trovato bene con un compagno di squadra è stato nel ’97 insieme a Ralf Schumacher, il fratello di Michael. Nella gara in Argentina, quando io ero secondo e lui terzo, mi toccò e mi fece perdere la gara. Lui arrivò comunque sul podio. Lì ci rimasi molto male e anche a fine gara, le sue scuse sono state un po’ così… non delle vere scuse. Da lì, è stata un po’ una guerra ma alla fine dell’anno, gli sono stato sempre davanti nelle qualifiche, ho fatto più punti di lui. Alla fine del Mondiale, l’ho zittito in questo modo.
C’è un rimpianto nella tua carriera, la famosa sliding door, quella decisione che avrebbe potuto riscrivere la tua storia come pilota?
È stato nel 2009. Correvo in Force India, la settimana prima feci la pole position a Spa, arrivai secondo in gara con un nuovo pacchetto aerodinamico quindi potevo fare il resto delle cinque-sei gare successive potendo lottare anche per la vittoria ma mi si è presentata l’occasione di andare in Ferrari e sostituire Felipe Massa. Non ci ho pensato due volte. Sapevo che sarebbe stato difficilissimo scendere da una macchina e salire su un’altra totalmente diversa, che non aveva il KERS e aveva tante tecnologie diverse e soprattutto che richiedeva una guida diversa.
Non potendo neanche provare andando direttamente in gara, sapevo che sarebbe stato difficile però andare a correre per la Ferrari è stato sempre il sogno nel cassetto da quando ero bambino. Avevo già 37 anni e non ci ho pensato due volte. Un’altra decisione importante è quando, alla fine del 2009, dopo aver fatto queste cinque gare, potevo continuare in Formula 1 con un team minore, oppure rimanere con la famiglia Ferrari, ma intraprendere un percorso nuovo, quello delle endurance. Ho scelto di rimanere in Ferrari, intraprendere un percorso nuovo che, ancora oggi, sta andando avanti perché sto ancora correndo e sono ancora un pilota Ambassador Ferrari e sono contentissimo di questa scelta.
Dopo più di 200 GP, vittorie e podi cosa speri di aver lasciato agli appassionati di F1?
Spero di aver lasciato un buon segno. Ho corso tanti gran premi, per l’esattezza 231, e questo è già un onore e un orgoglio ma avrei potuto vincere di più. Il sogno era anche quello di vincere il Mondiale piloti. Non ci sono riuscito, però sono comunque un ragazzo fortunato. Ho raggiunto tanti sogni. Ho avuto una bella vita, ho una bellissima famiglia, sono ancora in attività e finché potrò andare in pista anche non da pilota ma anche da manager come sto facendo adesso, va benissimo così. Non posso chiedere altro.
Sei un grande appassionato di calcio e tifoso romanista. Come giudichi la stagione della Roma fino ad ora? Ti aspettavi un impatto così positivo dall’arrivo di Gasperini?
Nell’ultima parte di campionato della stagione scorsa con Ranieri eravamo andati bene, avevamo fatto una grande rimonta dopo un inizio davvero difficile che ci ha fatto perdere parecchi punti. Quando ho saputo la notizia dell’arrivo di Gasperini ero molto contento, non è uno che ha ha bisogno di presentazioni, ha fatto benissimo negli ultimi anni con l’Atalanta e sta facendo benissimo con la Roma, sta facendo un percorso eccezionale. Mi piace come sta giocando la Roma, sono arrivati dei giocatori importanti e abbiamo fatto una grande crescita. Speriamo di entrare nelle prime quattro a fine campionato e di andare avanti il più possibile in Europa League.
Caporedattrice di sitiscommesse.com, Arianna Venegoni supervisiona e scrive i contenuti del sito. Il suo background integra la conoscenza del betting internazionale data da esperienze all’estero, alla scrittura editoriale maturata per importanti testate come Tremilasport e Cosmopolitan. È host dei podcast Talkbet e Talkbet&Risposta, dove unisce passione e competenza sportiva.

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