Nuovo CT Italia, Conte favorito per il post Gattuso: i nomi e le quote

Nonostante i vertici federali abbiano parlato di “crescita incredibile”, la realtà è che dal punto di vista tecnico e tattico la squadra azzurra è sembrata molto indietro. Ecco i nomi di cui si parla per l’ennesima ricostruzione della nazionale italiana post-Gattuso.

Gattuso-Italia, il cuore non basta

L’arrivo sulla panchina dell’Italia di Gennaro Gattuso, il 15 giugno 2025, dopo l’esonero di Luciano Spalletti, aveva consegnato la nazionale italiana di calcio in mano ai cosiddetti “eroi del 2006”, in un ticket formato dall’ex centrocampista del Milan e dal totem Gigi Buffon.

Affiancati da Leonardo Bonucci, i tre avevano intrapreso molto rapidamente la strada della retorica patriottica per rivitalizzare una squadra in preda a una drammatica crisi di risultati, puntando tutto, già nella conferenza stampa di presentazione di nove mesi fa, su concetti come “senso di appartenenza”, “famiglia”, “non io ma noi”.

Insomma, si era deciso di puntare, magari anche a ragione, sulla dimensione umana. Il punto (a qualche giorno dalla debacle di Zenica e dalla pessima partita con l’Irlanda del Nord possiamo serenamente dirlo) è che a forza di cene, telefonate e dichiarazioni ridondanti sulla forza del gruppo, è che ci si è dimenticati dell’aspetto sportivo.

Campo di calcio, logo Italia

CT Italia post-Gattuso, Conte il favorito

In campo, infatti, i giocatori devono giocare, l’arbitro fischia e a differenza del cameriere delle “famose cene” non chiede quali piatti dal menu si vogliono ordinare. Gattuso, che era stato scelto principalmente per il suo supposto potenziale taumaturgico, più che per le sue capacità di stratega tattico, ha dimostrato, come altre volte in carriera, di avere purtroppo molti limiti nella lettura del gioco.

Se è vero che l’Italia non attraversa un periodo di talento così straordinario, non si può però non sottolineare come negli ultimi giorni ci si sia concentrati troppo sui supposti limiti dei giocatori, mentre appare evidente che il problema più grande sia strutturale, e non tecnico.

L’Italia, seppur in una fase tecnica meno florida di altri cicli, è infatti una squadra ancora nettamente superiore, per qualità, alla Bosnia, così come a tante altre nazionali europee che ai mondiali ci andranno.

Il vero problema, allora, è da ricercarsi piuttosto nei quadri tecnici e organizzativi, che da troppo tempo ormai mostrano totale incapacità nel tracciare una linea portante chiara e ordinata, sulla base del quale costruire.

L’esempio è quello dell’Italia di Conte del biennio 2014-2016, una squadra con un tasso tecnico nettamente inferiore a quello attuale (ricordiamo, su tutti, il tandem offensivo titolare, formato dalla coppia Pellè-Eder), ma che era riuscita a fare bene sulla base di principi tattici chiari e di chiarezza organizzativa.

Gattuso, che è stato un grande campione da giocatore, ha invece mostrato limiti evidente nella sua gestione tecnica. Nel suo ciclo ha vinto “soltanto” i doppi confronti con Moldavia, Estonia e Israele, tre squadre abissalmente inferiori a quella italiana, sia per talento che per ranking UEFA, e peraltro senza mai convincere.

Non appena il livello si è leggermente alzato, la squadra è andata in tilt, surclassata dalla Norvegia in casa e sbaragliata da una Bosnia che, anche in 11 contro 11, stava giocando decisamente meglio dell’Italia. La mediocrità di questi risultati, dichiarazioni surreali a parte, è frutto di un contesto tattico molto confuso.

Gattuso nella sua breve esperienza da commissario tecnico è passato al 4-4-2, al 4-2-3-1 al tragico 4-4-2 asimmetrico con il quale ha deciso di affrontare la Norvegia, sino a tornare al modulo simbolo della Seria A, quel 3-5-2 scelto come vestito definitivo per favorire, in teoria, la spina dorsale della squadra, quella interista, abituato da anni a giocare con questa formazione.

Da subito, però, l’Italia scesa in campo con Gattuso è sembrata molto rudimentale nel suo approccio tattico, sempre sbilanciata, con distanze enormi fra i reparti e con gravi difficoltà nel trovare punti di riferimento.

Da questo punto di vista, ha avuto sicuramente un effetto negativo incaponirsi nello schierare un Bastoni in non perfette condizioni fisiche, in un momento complesso della sua carriera dal punto di vista psicologico, completamente fuori ruolo, in una posizione da libero a tre che ne ha svuotato integralmente le potenzialità tecniche, obbligandolo a una serie di figuracce culminate nell’espulsione arrivata contro la Bosnia.

In più, questo equivoco tattico, oltre ad annullare le possibilità offensive della catena di sinistra Bastoni-Dimarco, hanno obbligato Calafiori a una posizione, quella di braccetto della difesa a tre, apparsa poco nelle sue corde e che, di nuovo, ne ha limitato enormemente l’impatto tecnico.

Ancora, si è capita pochissimo la scelta di far entrare in campo Frattesi, praticamente inutilizzato quest’anno con l’Inter, di non lanciare prima un Palestra in evidente over-performance atletica, di lasciare a casa giocatori come Zaniolo e Bernardeschi che, per quanto non siano grandi campioni, erano in ottime condizioni e col senno di poi, per come si sono messe le partite giocate dall’Italia, avrebbero potuto fare molto comodo.

Infine, in ordine sparso, l’Italia di Gattuso non è mai stata in grado di organizzare un pressing ordinato e sistematico sui portatori di palla, ha subito in maniera drammatica le folate offensiva sulle fasce da parte di qualsiasi ala capitata a tiro che abbia deciso di andare in 1vs1 contro Dimarco (che d’altronde, e non da oggi, non è proprio quel tipo di giocatore in difesa).

Ancora, l’Italia ha perso una percentuale fantozziana di seconde palle e ha mostrato, attraverso le decine di rinvii del portiere effettuati, di avere nello schema Donnarumma-Kean l’unica alternativa di uscita del pallone dal basso (che tristezza). Insomma, avevamo aspettative basse, ma quest’Italia di Gattuso, checché ne dicano Buffon e Gravina, dal punto di vista tattico è stata semplicemente impresentabile.

Post-Gattuso, la rosa dei nomi per la successione

Gennaro Gattuso, al di là delle dichiarazioni di facciata arrivate subito dopo la fine della partita persa contro una sfavorita Bosnia, lascerà a brevissimo il posto di CT della nazionale. Con lui, andrà via anche Buffon, due addii che diverranno peraltro inevitabili con le dimissioni, arrivate con colpevole ritardo, del presidente federale Gravina.

Il capo dell FIGC, nonostante due eliminazioni consecutive dai Mondiali, non ha ritenuto di rimettere il mandato subito dopo la caporetto di Zenica, ma è stato fondamentalmente costretto a lasciare la poltrona dal ministro Abodi, durissimo nel suo commento post-eliminazione nei confronti di Gravina.

Si riparte dunque, nuovamente, alla ricerca di una guida tecnica che possa ricostruire la nazionale italiana di calcio, si spera questa volta con un progetto di lungo respiro, quadriennale, che possa finalmente riportare l’Italia ai Mondiali dopo sedici anni.

I nomi che girano sono moltissimi in queste ore, ma i più credibili e quelli che sui quali i nuovi vertici federali cercheranno di stringere sono fondamentalmente tre: Antonio Conte, Roberto Mancini, Massimiliano Allegri.

Il nome di Conte sarebbe perfetto in quanto, la sua carriera da questo punto di vista parla chiaramente, è sempre stato l’uomo delle ricostruzioni. Lui, apparentemente, accetterebbe di corsa, ci sarebbe da risolvere il contratto con il Napoli ma, nell’eventualità arrivi a capo della FIGC un nome gradito a De Laurentiis (ad esempio quello l’ex presidente CONI Malagò), l’operazione non sarebbe impossibile.

Le premesse sono molto simili per quanto riguarda la candidatura di Allegri: anche lui è uno che ricostruisce, che prende volentieri in mano situazioni difficili per rimettere insieme i cocci anche attraverso il suo carisma.

Il punto è che, nel suo caso, convincere il Milan sarebbe molto complesso, anche perché, a differenza di Conte al Napoli, il suo ciclo rossonero è appena iniziato e pensare di interromperlo dopo una sola stagione non sarebbe semplicissimo.

C’è poi Mancini, che può liberarsi subito e che dall’Arabia Saudita, dove allena l’Al-Sadd, tornerebbe a piedi. Su di lui però grava l’eliminazione subita con la Macedonia del Nord e la maniera poco elegante in cui andò via nell’estate del 2023, una ferita che comunque sembra ormai rimarginata.

Sullo sfondo, sono tanti i nomi che in queste ore stanno circolando, da Simone Inzaghi a Enzo Maresca, da Stefano Pioli a Carlo Ancelotti, sino a Maurizio Sarri, Daniele De Rossi, addirittura qualcuno parla di Guardiola, il cui stipendio sarebbe pagato da un fantomatico sponsor.

Al di là delle scatenate e inevitabili fantasie sui nomi per il prossimo CT della nazionale italiana, i bookmaker hanno le idee molto chiare. Per Sisal* il nome di Antonio Conte è quotato a 4.00, così come a 4.00 è quotato Roberto Mancini. Più dietro Allegri, a 9.00, Simone Inzaghi, a 12.00 e Gattuso e Pioli a 20. La suggestione Guardiola è data a 100.00

Per GoldBet il favorito assoluto è Antonio Conte, quotato a 3.00 contro il 5.50 di Mancini, il 7.50 di Allegri, il 10.00 di Simone Inzaghi, il 15.00 di Sarri e il 18.00 di Maresca. Anche in questo caso, Guardiola è nella lista dei giocabili, quotato a 75.00.

Anche Planetwin365 considera Conte il più probabile nella rosa di possibili futuri CT, e lo quota a 3.00. La lista continua con il 5.50 di Mancini, il 7.50 di Allegri, il 10.00 di Simone Inzaghi, il 15.00 di Sarri e il 18.00 di Maresca.

*Quote soggette a variazioni

Mauro Mondello: redattore di sitiscommesse.com
Mauro Mondello

Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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