Riordino gioco fisico: senza intesa il decreto slitta al 2027
Il governo ha tolto dall’agenda del 2026 il decreto di riordino del gioco fisico. Palazzo Chigi ha respinto la versione finale del Ministero dell’Economia, dopo due anni di trattative con Regioni e Province autonome senza intesa sulle distanze minime dai luoghi sensibili.
Il nodo principale riguarda le distanze minime tra i punti di gioco e i luoghi frequentati da minori, come scuole e siti sensibili. Una delle ipotesi emerse nel confronto tecnico prevedeva soglie differenziate attorno ai cento metri per i punti vendita specializzati e duecento per quelli generalisti, ma la proposta non ha trovato l’accordo della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Il confronto tecnico tra il Ministero dell’Economia e gli enti territoriali prosegue da oltre due anni senza una soluzione condivisa. Il percorso sembrava vicino a un’intesa in primavera, con un decreto atteso a marzo e il passaggio parlamentare previsto tra maggio e giugno, ma il nodo delle distanze non si è più sciolto. Le Regioni difendono le regole già in vigore sui rispettivi territori.
Il Ministero dell’Economia ha ora ricevuto indicazione di concentrarsi sulla Legge di Bilancio 2027 e sul resto del programma di riforma fiscale, lasciando il riordino del gioco fisico fuori dai provvedimenti attesi per l’anno in corso. La delega fiscale che doveva inquadrare l’intervento scade il 29 agosto 2026, termine ormai considerato insufficiente per completare il testo del decreto.
In assenza di un provvedimento approvato, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli continuerà ad applicare le concessioni vigenti per scommesse, apparecchi da gioco e sale bingo, fissate dalla determina ADM in vigore fino al 31 dicembre 2026. È attesa una nuova proroga tecnica di dodici mesi, in vista di una soluzione definitiva per l’intera rete fisica del settore.
Tra le associazioni di categoria, AGSI ha rilanciato il confronto proponendo una distanza minima uniforme di 250 metri dai luoghi sensibili, individuati in un numero limitato di categorie come chiese, scuole secondarie e distretti sanitari, valida su tutto il territorio nazionale. Il presidente Pasquale Chiacchio ha suggerito anche una disciplina transitoria per le nuove aperture, da applicare per l’intero periodo della proroga delle concessioni.
Il rinvio arriva in un momento di flessione per il gettito del comparto: nei primi sei mesi del 2026 le entrate erariali dai giochi sono calate dell’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, per un totale di 3,07 miliardi di euro raccolti. Il nodo delle distanze minime resta l’ostacolo tecnico principale che ha bloccato il provvedimento.
Per la delega fiscale complessiva, i decreti correttivi e integrativi restano possibili fino al 31 dicembre 2027, termine che il Governo userà per proseguire il confronto con Regioni e Province autonome. Fino ad allora la rete fisica del gioco resterà regolata dalle concessioni esistenti, in attesa di un testo capace di raccogliere un consenso più ampio tra i soggetti coinvolti.
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