Fabregas, genio e polemiche: il Como sogna tra liti e grande calcio
Cesc Fabregas è uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo per la panchina. Oltre al gioco scintillante, però, l’ex centrocampista sembra amare anche le tensioni. Cosa sta succedendo al Como tra polemiche e sogno Champions.
Fabregas, vittorie al veleno
La carriera di Fabregas parla da sé. L’ex giocatore, fra le altre, di Arsenal e Barcellona si è seduto per la prima volta su una panchina nel luglio del 2023, subito dopo aver chiuso, proprio a Como, la sua carriera di calciatore professionista. Dopo pochi mesi alla guida dell’Under 19 del club lariano, Fabregas era stato però chiamato subito in prima squadra, in sostituzione dell’esonerato Longo.
Da quel momento in avanti, Fabregas ha prima portato il Como in Serie A, poi ha conquistato, al suo esordio in un massimo campionato in Europa da allenatore, la squadra lombarda al decimo posto, quindi, in questa stagione, ha fatto diventare un piccolo club di provincia una delle realtà più interessanti del calcio italiano.
Le novità portate da Fabregas in Serie A, però, non sono soltanto tecniche. Se da una parte il Como è una specie di squadra della Liga trasferitasi in Italia, con un calcio tutto intensità e possesso, spumeggiante e rapido, fatto di uno contro uno, passaggi stretti e, soprattutto, grandissima attenzione alla tecnica individuale, dall’altra lo spagnolo ha ribaltato alcune consuetudini formali.
Da un allenatore che, in teoria, è un quasi esordiente, ci si sarebbe forse aspettati (o, è meglio dire, i colleghi si sarebbero aspettati), un approccio comunicativo più di basso profilo, meno aggressivo, più condiscendente nei confronti degli altri tecnici e del calcio italiano.
E invece Fabregas, probabilmente anche dall’alto di una carriera che da giocatore lo ha visto essere uno dei centrocampisti più influenti della sua generazione, vincendo peraltro, fra i i tanti titoli, un mondiale e due europei con la Spagna, è partito da subito in quarta, non risparmiandosi in polemiche, frecciate e discussioni.
Si sono così combinati due aspetti che, in un ambiente profondamente conservatore come quello del calcio italiano, sono divenuti rapidamente dinamitardi. Da una parte la tendenza di Fabregas ad amare la provocazione verbale, dall’altra l’invidia nei suoi confronti, sia tecnica, per la facilità con cui sembra riuscire a creare calcio, sia societaria, per aver avuto carta bianca sul mercato, facendosi comprare, a cifre importanti, praticamente tutti i giocatori che voleva, spendendo somme notevoli per calciatori interessanti, ma non ancora di primissimi livello.
La sensazione, insomma, è che il clima di tensione che circonda Fabregas e le sue dichiarazioni, Fabregas e i suoi comportamenti sul campo, Fabregas e la sua dimensione calcistica, siano legate a una sorta di delitto di lesa maestà che lo spagnolo, con il suo modo di fare molto diretto, starebbe compiendo nei confronti del sistema del calcio italiano.
Le polemiche delle ultime settimane, su tutte quella con Gasperini, sembrano infatti rappresentative proprio di una maniera di intendere le cose univoca, un modo di ragionare (quello degli allenatori italiani), che non vede di buon occhio questo straniero che senza rispetto arriva qui e vuole comandare. A Fabregas però, fortunatamente, poco importa.
Como in Champions, sogno o realtà?
La lista delle liti di Fabregas con gli allenatori avversari è lunghissima, e fa il paio con alcune dichiarazioni, tipo quella in cui diceva che di non comprare giovani calciatori italiani bravi perché non ce ne sono: apriti cielo.
D’altronde, il Como, secondo i dati elaborati dal portale Kickest, è l’ultima squadra della Serie A per minutaggio di calciatori italiani: appena 14 minuti in tutta la stagione, giocati da Goldaniga. La squadra più vicina, il Verona, penultimo in questa classifica, è comunque a 4137 minuti. Insomma, a Fabregas i giocatori italiani non piacciono.
E non piacciono molto nemmeno gli allenatori, se è vero che in nemmeno tre anni in panchina è riuscito a litigare con Nesta (allora tecnico del Monza), accusato di un gioco troppo conservativo, con marcature a uomo a tutto campo, Tudor (ex tecnico Juve), con il quale c’era stato un vivace botta e risposta sulla forza di mercato dei lariani, Conte, con un botta e risposta per delle supposte simulazioni.
E ancora litigi con Italiano per un mancato saluto, fino alla discussione con Gasperini, che aveva accusato la squadra Fabregas di accentuare i contatti, scappando negli spogliatoi a fine partita, un comportamento che il catalano aveva bollato come poco rispettoso.
Da segnalare anche le polemiche a Cagliari, quando Fabregas aveva accusato i sardi di aver tenuto appositamente l’erba alta sul campo per sfavorire il gioco veloce del Como e attaccare in contropiede: missione non riuscita, con i comaschi passati 1 a 2.
Infine, la madre delle rivalità, quella con Allegri, che fra frecciate dello spagnolo sul gioco risultatista dell’allenatore del Milan e accuse del livornese a Fabregas di essere ancora un “bambino che ha cominciato ad allenare ieri”, hanno riempito la pagine dei giornali.
Quello che resta, alla fine, è però il campo, e sul campo il Como sta giocando un campionato semplicemente pazzesco, trascinato da Nico Paz, in prestito dal Real Madrid. Così pazzesco che adesso la qualificazione in Champions League, senza dimenticare la semifinale di Coppa Italia, sembra davvero alla portata, e infatti anche le quote dei bookmakers lo testimoniano.
Se guardiamo alle scommesse sulla Serie A, Betsson, per il mercato “piazzata fra le prime quattro”, oggi quota il Como 1.85*, dietro solo al Napoli, a 1.02, e davanti alla Juve, data 2.75, e alla Roma, quotata a 4.00, con Inter e Milan già date per qualificate e non quotate.
Anche per bwin il Como qualificato in Champions è a 1.85, con il Napoli a 1.02, la Juve a 2.75 e la Roma a 4.00. Quote molto simili anche per Sisal: Como fra le prime quattro a 1.72, Napoli a 1.02, Juve a 2.75, Roma a 4.00.
*Quote soggette a variazioni
Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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