Rapporto CNR: il lockdown non spinge gli italiani al gioco online

Al di là dei ricavi persi dagli operatori, quanto ha pesato il lockdown degli ultimi mesi sulla propensione al gioco e alle scommesse degli italiani? Davvero poco, racconta una ricerca realizzata da Simona Molinaro, del Consiglio Nazionale delle Ricerche: non c’è stata una migrazione dal gioco fisico all’online.

La ricerca del CNR

La piattaforma di un bookmaker su uno smartphone e il logo del CNR

Il lockdown ha fermato anche il gioco online, che ai giovani interessa poco, dice il CNR.

Gli effetti del lockdown cui siamo stati sottoposti negli scorsi mesi a causa dell’emergenza coronavirus sulla propensione al gioco e alle scommesse degli italiani sono stati al centro di una ricerca promossa dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), insieme all’ANCI (l’associazione dei Comuni italiani), ad alcune Regioni e ad altri soggetti istituzionali coinvolti nel monitoraggio e la prevenzione dei rischi collegati al gioco.

Condotta nell’arco di sei settimane, tra aprile e maggio, la ricerca si è svolta tramite questionario online e ha interessato un campione di quasi 4.000 persone. Il report, denominato questionario GAPS #iorestoacasa, è stato guidato da Simona Molinaro, ricercatrice dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, e ha confermato il netto calo della spesa da parte dei nostri connazionali. Il risultato più rilevante è però che non ci sono state migrazioni significative dal gioco e dalle puntate in agenzia all’online.

I numeri della ricerca

I dati del report del CNR parlano di una sensibile diminuzione del gioco fisico dovuta al lockdown: più del 35% degli utenti ha ridotto le proprie puntate, quasi il 23% le ha proprio interrotte, mentre un terzo degli intervistati dichiara di aver aumentato le giocate online. Da ciò risulta che i comportamenti degli utenti non sono cambiati: chi già giocava online ha continuato a farlo, chi non lo faceva non ha iniziato se non in minima parte. Parliamo di una “fetta” di soggetti prevalentemente di sesso maschile e di età tra i 30 e i 50 anni.

Analizzando specificamente il comparto online, ecco che circa un terzo degli utenti (33.8%) ha aumentato le occasioni di gioco, mentre quasi il 29% non ha modificato le proprie abitudini. L’11.3% degli utenti ha iniziato durante il lockdown a giocare o scommettere online. Il 30.5% degli utenti online ha giocato una o più volte al giorno, una percentuale analoga più volte a settimana, circa il 40% da una a quattro volte al mese.

Molto bassa anche la spesa, che per il gioco fisico si è attestata sui 10€. La spesa online si rivela più consistente, con il 14.6% dei partecipanti al questionario che riferisce di aver speso oltre 500 euro e l’11% tra i 200 e i 500 euro. Il 56.8% ammette di essere in perdita. Ora che le agenzie sono state riaperte, il trend non sembra cambiare. Il mercato non è ancora ripartito a pieno regime. La buona notizia è che la maggior parte degli italiani ha un rapporto sano con il gioco: il 41% scommette una sola volta all’anno, e solo il 3% del complesso della popolazione, una percentuale che comunque va tenuta presente, corrisponde a profili a rischio ludopatia. Tale dato diventa del 13.3% se riferito ai giocatori attivi nel 2019 e addirittura al 27.6%, se si esamina chi ha giocato in periodo covid-19.

E i giovani? Pensano ad altro

La ricerca del CNR si è anche occupata di stabilire se si fosse verificato un incremento del gioco online tra i giovani, durante i mesi di lockdown forzato. La risposta è negativa. Lo studio si è concentrato su studenti delle scuole superiori tra i 15 e i 19 anni, e ha dimostrato che è cresciuto in maniera esponenziale solo l’approccio ai videogiochi (i giochi online senza vincite in denaro), non quello a casinò e bookmaker online.

La ricerca è proseguita anche nella terza settimana di giugno, in modo da dare più consistenza ai primi dati, implementandoli con altri derivanti da una situazione di terminato lockdown.

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