I migliori allenatori emergenti 2025/26: da Fabregas a Iraola

In Italia ha fatto benissimo Cuesta con il Parma, ma anche di Abate e Aquilani, che dopo ottime stagioni in B nel 2026/27 ritroveremo in Serie A. Vediamo quali sono i giovani tecnici più interessanti in giro per l’Europa.

Cuesta, Aquilani e Abate: i tecnici rivelazione del ’25/26

La Serie A 2025/26 ha incoronato Cesc Fabregas, in maniera definitiva, come allenatore emergente più interessante fra quelli in circolazione. C’è da dire che il tecnico catalano è ormai alla sua terza stagione completa da allenatore dei lariani e definirlo una “sorpresa” è decisamente riduttivo.

Si parla, è evidente, di un allenatore destinato a piazze molto importanti e che sta dimostrando sul campo un approccio manageriale moderno, ben oltre le dinamiche tattiche di campo. Quella di Fabregas non è soltanto una rivoluzione legata al gioco (divertentissimo), del Como, ma anche alla gestione del mercato.

Allenatore di calcio

Giovani allentori emergenti della stagione ’25/26

Il Como, sotto la gestione di Fabregas, ha speso molto per portare in squadra ragazzi dal grande potenziale, che andava però sviluppato. In gran parte dei casi ci ha visto giusto, e il merito, oltre che al talento dei calciatori arrivati, va dato anche al sistema sportivo della società comasca, di cui Fabregas è il punto di riferimento e che è evidentemente perfetto per far crescere i prospetti.

Se parliamo davvero di tecnici emergenti che, un po’ a sorpresa, hanno fatto vedere ottime cose nella stagione 2025/2026 appena terminata il nome che, su tutti, si innalza sopra agli altri è quello di Carlos Cuesta.

Ad appena 30 anni il ragazzo di Palma de Maiorca è riuscito a salvare il Parma in maniera abbastanza tranquilla, chiudendo a +11 sul terzultimo posto, con 45 punti e senza essere mai rimasto invischiato, nel corso della stagione, nella zona retrocessione.

Cuesta, a differenza di quanto ci si sarebbe forse aspettati da un tecnico spagnolo 30enne, cresciuto alla corte di Mikel Arteta (è stato per cinque anni nello staff tecnico dell’Arsenal, dal 2020 al 2025), ha proposto un calcio molto pragmatico, con quella che è stata forse la struttura tattica più difensivista dell’intera Serie A.

Cuesta ha salvato il Parma impostandolo su un approccio reattivo, con una squadra che non ha mai voluto il controllo del pallone, con percentuali di pressing bassissime e poca ambizione offensiva. In pratica Cuesta si è spogliato della sua identità spagnola per diventare, in un certo senso, il più radicale dei catenacciari italiani, portando a casa il risultato.

Il tecnico spagnolo si è dimostrato furbo, arguto, lavorando su una rosa con pochi punti di forza, facendo moltissima attenzione ai calci piazzati, da cui sono arrivati tanti punti (scuola Arsenal…) e adattandosi al contesto: prima i calciatori, poi la tattica.

Se Cuesta ha fatto vedere con il Parma un calcio oggettivamente poco spettacolare, ma molto concreto, decisamente diversa è stata la proposta tattica di Alberto Aquilani alla guida del Catanzaro. La squadra calabrese, arrivata a un soffio dalla Serie A dopo aver perso una finale playoff molto equilibrata con il Monza, ha fatto vedere forse il calcio più affascinante della serie cadetta.

Che Aquilani fosse un allenatore promettente, d’altronde, era già chiaro da tempo, sin da quando, alla guida della Fiorentina Primavera, aveva portato a casa, in tre anni, tre Coppe Italia e due Supercoppe. Adesso arriva finalmente l’occasione per misurarsi con la Serie A, dove andrà a prendere a Sassuolo il posto di Fabio Grosso, andato alla Fiorentina.

Aquilani, rispetto a Cuesta, è sicuramente dai principi di gioco molto più propositivi. Costruzione dal basso, giro palla veloce, pochi lanci lunghi, gegenpressing dopo aver perso il pallone. Dal punto di vista del modulo, Aquilani ha mostrato grande flessibilità, spaziando dal 3-5-2 al 4-2-3-1 al 4-3-3, sempre con un calcio paziente, identitario, intenso.

Una parabola simile a quella di Aquilani l’ha vissuta Ignazio Abate, che la prossima stagione guiderà il Torino dopo una gavetta in cui ha mostrato alla grande il suo valore. Abate ha iniziato con la Primavera del Milan, portata a una finale di Youth League, quindi l’esperienza alla Ternana, in C, con grandi difficoltà ambientali e un esonero con la squadra al secondo posto.

Infine, l’esperienza 2025/2026 con la Juve Stabia, portata sino alle semifinali playoff per la Serie A nonostante una situazione societaria difficilissima, con un calcio solido e dinamico. Le idee tattiche di Abate sono forse più rigide di quelle di Aquilani.

L’ex terzino del Milan e della Nazionale ama disporre la squadra con un 3-5-2 che alla costruzione dal basso, fondamentale per Abate, alterna una salida lavolpiana molto frequente, con il centrocampista centrale che in fase di costruzione si abbassa al centro della difesa per prendere palla.

Sarà interessante capire quale sarà l’impatto di Abate in una squadra, il Torino, travagliata da tante polemiche extra-campo. Abate, di certo, ha dimostrato di non avere peli sulla lingua: venne allontanato dal Milan, nel 2024, perché non faceva giocare Maximilian Ibrahimovic, con Ibra che poi fece fuori anche il padre Beniamino, mitico portiere e preparatore del Milan da un ventennio.

Dalla Navarra ai Paesi Baschi: perché i tecnici iberici dominano

Andoni Iraola è solo l’ultimo tecnico basco ad avere successo ad alto livello. Dopo l’esordio da capo allenatore a Cipro, con l’AEK Larnaca, il passaggio nella Segunda Division spagnola al Mirandela, e il triennio al Rayo Vallecano, tutte esperienze di successo, con risultati importanti e squadre lasciate in crescita, Iraola è approdato al Bournemouth nell’estate del 2023.

Con il suo calcio intenso, verticale, offensivo, caratterizzato da un pressing asfissiante, Iraola nel 2025/2026 si è superato, portando il “piccolo” Bournemouth al miglior risultato della sua storia, un sesto posto, con qualificazione all’Europa League, semplicemente pazzesco.

L’impatto del tecnico basco non è stato solo legato ai risultati sul campo, ma anche alla valorizzazione dei calciatori, con tantissime plusvalenze registrate dal Bournemouth grazie al lavoro di Iraola sui calciatori.

Semenyo (72 milioni dal City), Solanke (64 milioni dal Tottenham), Zabarnyj (63 milioni dal Paris Saint Germain), Hujisen (62 milioni dal Real Madrid), Kerkez (47 milioni dal Liverpool), sono tutti calciatori esplosi durante il suo triennio tecnico. Nonostante l’interessamento del Milan, il tecnico, per la prossima stagione, ha scelto poi la piazza di Liverpool.

Benissimo ha fatto anche un altro spagnolo (sono quasi tutti spagnoli i tecnici emergenti…), Iñigo Pérez Soto, che è di Pamplona, nella Navarra, molto vicina ai Paesi Baschi, e che quest’anno è riuscito a portare il Rayo Vallecano sino alla soglia del primo titolo della sua storia: vedremo come se la caverà l’anno prossimo al Villareal.

Altro nome interessante che vale la pena citare in questa carrellata è quello di Sebastian Hoeneß, classe 1982, che nel 2025/2026 ha portato lo Stoccarda in Champions per la seconda volta in tre anni, dopo averlo preso nel marzo del 2023 all’ultimo posto della Bundesliga.

Benissimo sta facendo anche un altro tedesco, il 33enne Fabian Hürzeler, che con il Brighton ha fatto due ottimi posti in due stagioni in Premier League, dopo aver raccolto la difficile eredità di Roberto De Zerbi e con una sola esperienza “top tier” in panchina, al Sankt Pauli.

Mauro Mondello: redattore di sitiscommesse.com
Mauro Mondello

Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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