Vuelta 2026, favorito Pogačar: quote e tappe decisive
Gli spagnoli hanno disegnato un percorso ai limiti del sadico ma, come sempre quando è ai nastri di partenza, ci si chiede se basterà per fermare un indemoniato Pogačar, che qui non ha mai vinto. Ecco cosa ci aspetta per questa Vuelta 2026.
Il percorso della Vuelta 2026 da Monaco a Granada
Partono il 22 agosto le tre settimane di battaglia sulle strade di Spagna per la Vuelta 2026, l’ottantunesima edizione di quella che è universalmente riconosciuta come la terza corsa a tappe più importante dell’UCI World Tour, il circuito mondiale di ciclismo, insieme al Giro d’Italia e, quasi banale sottolinearlo, al Tour de France.
La prima tappa, com’è ormai praticamente prassi per tutti i grandi giri, partirà non dalle terre spagnole, ma dal Principato di Monaco, per poi restare in Francia, passando per Andorra, sino alla quinta tappa, quando entrando in Catalogna i ciclisti toccheranno finalmente, il 26 agosto, terra di Spagna, nella frazione catalana da Falset-Costa Daurada a Roquetes-Terres de l’Ebre.
Montecarlo, dopo essere stata protagonista delle prime frazioni del Giro d’Italia del 1966 e del Tour de France nel 2009, diventerà con la crono inaugurale da 9,6 chilometri del 22 agosto la prima città a ospitare i tre Grandi Giri: sessant’anni separano le tappe inaugurali del Giro d’Italia e della Vuelta a Monaco.
La vera incognita di questa Vuelta 2026 arriverà però a partire da metà della seconda settimana, quando il plotone si trasferirà nel Sud della Spagna e i ciclisti potrebbero così trovarsi costretti a gareggiare in condizioni climatiche impervie, con temperature molto vicine ai 40 gradi, com’è prevedibile in Andalusia.
Quella di riportare la corsa al Sud è una scelta di campo importante degli organizzatori, che nel 2025, per dire, avevano disegnato un percorso nel quale la tappa più meridionale della Vuelta terminava nella capitale Madrid. Quest’anno, al contrario, protagonista sarà l’Andalusia, con salite durissime come Calar Alto e La Pandera, rispettivamente nella tappa 12 e nella tappa 14.
E poi, ancora, nell’ultima settimana di questa Vuelta avremo una cronometro di 32 chilometri lungo la costa della bellissima Cadice, nella tappa 18, che risulterà determinante, e poi le Sierras di Ronda, che il giorno dopo, nella diciannovesima frazione, porteranno il gruppo all’ascesa, durissima, di Peñas Blancas.
Ma sarà la tappa numero 20, la penultima, a definire, se ancora ci sarà qualcosa da definire, le sorti della corsa: una frazione bestiale da oltre 200 chilometri che non si può esitare a definire la “tappa regina”, con 5.000 metri di dislivello sulle pendici della Sierra Nevada.
Cinque Gran Premi della Montagna, tre di prima categoria più il finale, fuori categoria, con l’ascesa, semplicemente brutale, al Collado del Alguacil. Quasi nessun tratto pianeggiante e la sensazione che, dopo una giornata, la 19, già impegnativa e con la possibilità di dover sostenere temperature molto alte, questa tappa potrebbe diventare massacrante.
Occhio anche al finale della ventunesima tappa, che chiude la Vuelta nel meraviglioso scenario dell’Alhambra di Granada (per la prima volta dal 2021 non si finisce a Madrid) e che, anche se sono soltanto 100 chilometri, prevede salite ripetute verso la fortezza-palazzo simbolo dell’Andalusia.
Granada, peraltro, è stata scelta come chiusura della Vuelta all’ultimo momento. In origine, infatti, la corsa avrebbe dovuto concludersi con un trittico di tappe nell’arcipelago delle Canarie, a oltre 1.000 chilometri dalla Spagna continentale.
Nel novembre del 2025, però, il governo regionale delle Canarie ha deciso di tirarsi indietro, non condividendo la decisione degli organizzatori di includere fra le squadre partecipanti anche la Israel-Premier Tech, la cui partecipazione già alla Vuelta 2025 aveva causato numerosi problemi di ordine pubblico, in più tappe: è così che Granada è diventata la tappa finale più a Sud della Vuelta dal lontano 1986, quando si chiuse a Jerez de la Frontera.
Chi può battere Pogačar alla Vuelta 2026
Pogačar quest’anno ha perso soltanto una delle corse disputate: la Parigi-Roubaix. Al Tour de France, dove il confronto con Vingegaard era il tema dell’estate, è arrivata la quinta maglia gialla. Per il resto, quando si è presentato ai nastri di partenza di una gara, ha sempre vinto, costruendo una stagione che, per dominio, può essere paragonata, forse, solo a quelle del cannibale Eddy Merckx.
Per questo è difficile immaginare una Vuelta 2026 con un esito diverso da quello del trionfo dello sloveno, che peraltro ha annunciato la sua partecipazione al Giro di Spagna con il preciso obiettivo di aggiungere al suo palmares una delle poche corse che ancora gli manca.
Tadej ha infatti corso alla Vuelta soltanto una volta, nel 2019, vale a dire nell’anno in cui esordì nel circuito da professionista. All’epoca le sue prestazioni lo portarono al terzo posto finale in classifica generale e soprattutto mostrarono al mondo di cosa era capace quel ragazzino sloveno che circa un anno dopo, nel settembre del 2020, a 21 anni e 364 giorni sarebbe diventato il secondo più giovane vincitore di sempre del Tour de France.
Ci si chiede, insomma, chi potrebbe davvero fermarlo e la sensazione è chiara: nessuno. Si può però provare, quasi come esercizio di stile, a ragionare su alcuni nomi che, in caso di un infortunio, una caduta, una crisi inaspettata, potrebbero sfruttare l’occasione e scippare la Vuelta 2026 dalle mani di Pogačar.
L’austriaco Felix Gall, dopo il secondo posto al Giro d’Italia, ha sperato sino all’ultimo che Tadej ci ripensasse, per correre la Vuelta da favorito. La conferma che lo sloveno ci sarà cambia radicalmente le sue prospettive ma a 28 anni e dopo una serie di grandi giri di straordinaria consistenza è credibile inserire il suo nome fra i possibili outsider, qualora qualcosa andasse storto per Pogačar.
Il discorso è simile per Roglic, seppure con premesse diverse. Primoz la Vuelta l’ha già vinta quattro volte, l’ultima nel 2024, e se non è considerato in primissima fascia dagli analisti è solo perché ha avuto una stagione molto travagliata, con un incidente che ha praticamente compromesso gran parte della sua annata.
Skjelmose, Mas, Lipowitz, Carapaz e Onley sono tutti nomi da tenere, eventualmente, in considerazione. Così come quello di Joao Almeida, compagno di squadra di Pogačar, secondo alla Vuelta del 2025 a 1 minuto e 16 da Vingegaard e che potrebbe prendere i gradi di capitano UAE qualora ce ne fosse bisogno, puntando dritto alla vittoria.
La posizione di totale dominio di Pogačar si riflette, chiaramente, anche sulle quote dei bookmaker per le scommesse sulla Vuelta. Sportium lo vede vincitore a 1.10*, seguito, lontanissimo, a 12.00, da Gall, Onley e Mas, e a 15.00 da Carapaz, Roglic, Lipowitz e Almeida.
Stessi equilibri per Netwin, che vede Tadej quotato come vincitore della Vuelta 2026 a 1.10, Gall, Onley e Mas a 12.00, quindi Roglic, Almeida, Carapaz e Lipowitz a 15.00. Sisal conferma la quota di 1.10 per Pogačar vincente, dietro di lui “schiera” Gall in solitaria, a 12.00, quindi Onley, Mas e Almeida a 16.00 e infine Carapaz a 20.00, Roglic a 25.00 e Skjelmose a 33.00.
*Quote soggette a variazioni
Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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