Pogacar vs Vingegaard al Tour de France 2026: chi vince
La Grand Boucle di quest’anno, sulla carta, si preannuncia meno scontata del solito, con i due dominatori delle corse a tappe, Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar, che arrivano ai blocchi di partenza in condizioni smaglianti: tutti i segreti della gara.
Tour de France 2026: come arrivano Pogacar e Vingegaard
Sale la tensione per l’inizio del Tour de France, che parte da Barcellona sabato 4 luglio 2026. Cresce anche la curiosità per capire chi sarà il vincitore del Tour 2026, con i due ciclisti universalmente riconosciuti come i favoriti, Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, che arrivano al via in condizioni davvero straordinarie.
Lo sloveno in questo 2026 ha già messo in cascina Strade Bianche, Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi, Giro di Romandia (vincendo quattro tappe su sei) e Giro di Svizzera (vincendo tre tappe su cinque): uno score semplicemente impressionante.
Dal canto suo Vingegaard, che non è un maestro delle Grandi Classiche, ha conquistato la Parigi-Nizza (vincendo due tappe), il Giro di Catalogna (anche qui con due tappe vinte) e soprattutto il Giro d’Italia, portandosi a casa cinque tappe.
Insomma, le premesse per un Tour de France 2026 in tema “atto finale” ci sono tutte, soprattutto perché quest’anno, contro il solito Pogacar stellare, dovremmo vedere la versione più brillante di Vingegaard. Il danese, infatti, nel 2026, dopo diverse stagioni, ha potuto lavorare senza intoppi di preparazione alla corsa a tappe francese.
Sia nel 2024 che nel 2025, era infatti arrivato ai nastri di partenza in condizioni molto imperfette, a causa di rovinose cadute che, in entrambi i casi, avevano messo in discussione sino all’ultimo momento anche la semplice partecipazione.
Nonostante questo, nell’ultimo biennio Vingegaard, alla fine, è comunque arrivato secondo, alle spalle di Pogacar, a testimonianza del grande cuore, e della grande classe, che contraddistingue il corridore danese. Per questo motivo c’è un’attesa spasmodica per il Tour 2026.
Il ragionamento è molto semplice: un Vingegaard in condizioni imperfette è comunque riuscito a strappare il secondo posto per due anni consecutivi, e, allo stesso modo, un Vingegaard arrivato al Tour con preparazioni lineari è riuscito, nel 2022 e nel 2023, a staccare Pogacar e vincere per due volte consecutive la corsa.
Facendo le debite proporzioni, è quantomeno lecito aspettarsi un Tour meno scontato di quanto lo sia stato nell’ultimo biennio, con un Pogacar sicuramente favorito, ma che, questa è la sensazione, dovrà guadagnarsi la maglia gialla facendo un po’ più di fatica del solito.
Il tracciato, sulla carta, non aiuta Vingegaard. I suoi due successi, infatti, erano arrivati in due annate nelle quali i percorsi di montagna, di settimana in settimana, erano costanti, un percorso che aveva permesso alla squadra del danese, il team Visma-Lease a Bike, di spompare poco a poco Pogacar, arrivato, in entrambi gli anni, senza forze per attaccare nei momenti clou.
Percorso, rivalità e quote del Tour de France 2026
In questa edizione del Tour, invece, solo l’ultima settimana prevede uno sforzo di montagna intenso e ripetuto, mentre le tappe più insidiose delle prime due settimane sembrano molto adatte a un ciclista versatile come Pogacar, che, lo abbiamo detto prima, ama i tracciati in stile Grande Classica.
Insomma, abbiamo un Tour con tantissimo dislivello, quasi 55.000 metri, ma distribuito in maniera molto omogenea in tutte le tappe, a parte che, appunto, nell’ultima settimana, e questo potrebbe favorire Pogacar.
C’è poi il fattore Del Toro, il giovane ciclista messicano, compagno di squadra dello sloveno, che accompagnerà il leader UAE nelle grandi battaglie di montagna. La sensazione è che, nei momenti clou della gara, Vingegaard potrebbe trovarsi a dover gestire una sorta di 2 contro 1, e lì ci vorrà davvero il miglior Vingegaard di sempre per cercare di portare a casa la corsa.
Certo, anche il Team Visma ha dei corridori importanti in salita, Kuss su tutti, ma il punto è che Del Toro, in questo momento, sembrerebbe poter essere allo stesso livello, in salita, di Pogacar e Vingegaard e se ciò fosse confermato diventerebbe praticamente impossibile per il danese andare a prendere la maglia gialla.
Quella fra Pogacar e Vingegaard resta comunque una rivalità mitica, una di quelle sfide di cui lo sport, e il ciclismo in particolare, si nutre nella sua necessità di epica. Parliamo peraltro di un antagonismo che parte da molto lontano, se pensiamo che i due si sfidarono per la prima volta nel 2018, quando erano ancora dei ragazzini (oggi hanno 27 e 29 anni).
All’epoca si contendevano il Grand Prix Priessnitz, una tappa di Coppa delle Nazioni Under 23, in Repubblica Ceca, con Pogacar, in gara con la nazionale slovena, che vinse l’ultima tappa in solitaria con oltre un minuto di vantaggio, aggiudicandosi la classifica generale e Vingegaard, che rappresentava la Danimarca, arrivato quinto.
La distanza fra i due, all’inizio, era molta. Al Tour de l’Avenir 2018, ad esempio, Pogacar vinse, mentre Vingegaard, un “late bloomer”, si classificò oltre il sessantesimo posto, con un ritardo superiore ai quaranta minuti. Di fatto, ci sarebbero voluti tre anni, fino al 2021, per vedere Vingegaard giocarsela alla pari con lo sloveno, nel Tour che avrebbe visto Pogacar lta, e il danese al suo primo podio.
Oggi i bookmaker continuano a vedere Pogacar favorito. Per Eurobet la quota dello sloveno vincente al Tour de France è di 1.20*, quella di Vingegaard è 5.00, con il primo degli outsider, Seixas, a 13.00 ed Evenepoel a 26.00. Anche per GoldBet è Pogacar a stare davanti, quota da 1.25, con Vingegaard più vicino, a 4.00, e Seixas confermato primo outsider, a 13.00. Alla pari Evenepoel e Del Toro, a 21.00.
In merito alle scommesse sul Tour de France, quote più “strette” per Marathonbet, che conferma Tadej Pogacar come favorito, con la sua vittoria al Tour de France quotata a 1.25, Vingegaard che segue a 4.25, quindi il talentino francese Seixas a 10.00 e infine Del Toro a 15.00 ed Evenepoel a 20.00.
*Quote soggette a variazioni
Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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