Italia fuori dal Mondiale 2026: quanto perde il mercato delle scommesse

La Coppa del Mondo 2026 è cominciata l’11 giugno senza gli azzurri per la terza volta consecutiva. Per quantificare l’impatto sul mercato delle scommesse – un ammanco da decine di milioni di euro – la nostra redazione e quella di Calcio e Finanza hanno condotto un’analisi congiunta.

Ci sono una data e un luogo che gli appassionati italiani vorrebbero dimenticare: 31 marzo 2026, Zenica. L’Italia perde ai rigori contro la Bosnia il playoff decisivo e resta fuori dal Mondiale per la terza edizione di fila, dopo le mancate qualificazioni del 2018 e il 2022. Gli azzurri sono l’unica nazionale della top 15 del ranking FIFA a non aver staccato il biglietto per il torneo che si giocherà dall’11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico, il primo della storia a 48 squadre e 104 partite.

Uno dei settori più sensibili all’assenza della Nazionale è quello delle scommesse, dove il coinvolgimento emotivo si traduce in volumi di gioco. La domanda che vale la pena porsi, al netto della delusione, è una: quanto pesa davvero l’assenza dell’Italia sul betting legato alla Coppa del Mondo?

Il valore globale della manifestazione

Maglia azzurra su una sedia, TV con logo Mondiali FIFA 2026 e logo Calcio e Finanza

L’assenza dell’Italia ai Mondiali pesa anche sul betting

Secondo le previsioni di H2 Gambling Capital, società di consulenza sul betting, il Mondiale 2026 dovrebbe muovere 60 miliardi di dollari di raccolta globale dalle scommesse, una cifra gonfiata anche dall’ingresso del mercato statunitense, ormai sempre più liberalizzato. Vale la pena notare, però, che l’espansione del format a 48 squadre non si traduce in un aumento proporzionale dei volumi: il 60% delle gare in più riguarda la fase a gironi, storicamente la meno appetibile, con un maggior numero di nazionali di seconda fascia e gare dall’esito prevedibile.

In Italia, un Mondiale da protagonisti può generare tra 1,5 e 2 miliardi di euro di raccolta, in base alle stime della testata online Jamma. La cifra dipende però in misura decisiva dal cammino degli azzurri. Le partite della Nazionale attivano un pubblico molto più ampio del bacino abituale degli scommettitori, alzando volumi, frequenza di gioco e valore medio della singola giocata. Quando l’Italia non c’è, il mercato non si ferma, ma resta inquadrato nei confini dei giocatori abitudinari.

L’effetto concentrazione: il caso Francia 2022

Il dato che spiega meglio il fenomeno arriva dalla Francia. Nel 2022, secondo H2, i Bleus arrivati in finale hanno concentrato il 29% della raccolta nazionale in sole sette partite. Un over-indexing impressionante che racconta come il successo della propria nazionale moltiplica le giocate, per un effetto che cresce esponenzialmente a ogni turno superato.

L’Italia offre il controesempio storico. Al Mondiale 2014 – l’ultimo disputato dagli azzurri – la raccolta italiana sfiorò i 268 milioni di euro, con un gettito erariale di circa 10 milioni, in base ai dati raccolti dall’ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli). Le tre partite della Nazionale, eliminata già al girone, da sole muovevano oltre 19 milioni: il 7% del totale mondiale. Con un cammino lungo, l’effetto si gonfia come accaduto alla Francia.

C’è poi un secondo effetto, in apparenza meno visibile ma strategicamente prezioso per gli operatori: l’acquisizione di nuovi clienti. Sempre nel 2022, i bookmaker francesi acquisirono 177.000 nuovi utenti unici; quelli belgi 43.000. Quando il Mondiale coinvolge la squadra del Paese dell’operatore, funziona da imbuto di reclutamento, avvicinando al gioco chi normalmente non scommette.

L’impatto della mancata qualificazione

Diverse analisi hanno stimato che l’assenza, o l’uscita precoce, della nazionale di riferimento può ridurre la raccolta scommesse di un torneo del 20-30%. Applicato al potenziale italiano di 1,5-2 miliardi, il calcolo produce un “buco” fino a 600 milioni di euro.

Il numero misura la raccolta, cioè il denaro complessivamente giocato (il turnover). E la raccolta non è il ricavo di nessuno: il banco trattiene solo il proprio margine – una frazione percentuale del giocato – mentre una fetta significativa dell’importo torna agli scommettitori sotto forma di vincite. Tradotto: 600 milioni di raccolta non sono 600 milioni persi per operatori e Stato.

Per Unimpresa, la contrazione effettiva per le piattaforme di betting si aggira attorno ai 15 milioni di euro, con la relativa riduzione del gettito fiscale. È una cifra di un altro ordine di grandezza, che spiega come l’impatto sul volume sia enorme mentre quello sui margini rimanga reale ma contenuto.

Per dare la misura: nel più ampio conto economico dell’esclusione azzurra – oltre 570 milioni complessivi – la fetta più pesante non è il betting, ma i consumi. Bar, ristoranti e locali, i veri templi del tifo collettivo, valgono da soli 330 milioni di contrazione stimata. Le scommesse, in questo quadro, sono una voce minore.

Il comportamento dei consumatori

C’è una ragione strutturale per cui il danno al betting è decisamente più morbido di quello ai consumi. Il tifo da bar ha bisogno dell’Italia per accendersi; la scommessa, no. Lo dimostra – pur in un contesto completamente diverso – il precedente americano: nel 2018, con gli Stati Uniti fuori dal Mondiale, la raccolta legale raggiunse comunque 400 milioni di dollari, riporta Jamma.

Lo scommettitore abituale, insomma, non smette di giocare perché manca la sua squadra, ma ridistribuisce le giocate verso i favoriti – Francia, Inghilterra, Spagna, Brasile, Argentina – concentrandosi sulla classifica marcatori e su mercati meno tradizionali (corner, falli, persino interventi del VAR). Il pubblico generalista evapora; lo zoccolo duro resta e, di fronte a un Mondiale lungo e ricco di partite, ha più occasioni che mai.

Come visto, l’assenza della Nazionale pesa moltissimo sui volumi: con un cammino significativo, avrebbe potuto mobilitare fino a un quarto della raccolta complessiva, come già sperimentato in Francia. Sui ricavi netti di operatori ed erario, molto meno: l’effetto vale decine di milioni, non centinaia. E sul lungo periodo il costo più alto non è la giocata mancata di quest’estate, ma il nuovo cliente mai acquisito – quei centottantamila francesi che in Italia non ci saranno.

Denis Michelotti
Denis Michelotti

Denis Michelotti è direttore di sitiscommesse.com dal 2025. Vanta oltre dieci anni di esperienza in editoria digitale e product management, con collaborazioni per Sky Italia, Gracenote e realtà internazionali. Cura le strategie editoriali e lo sviluppo strategico del sito.

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