SoFi Stadium: il progetto da 5 miliardi per i Mondiali 2026
Quando il SoFi Stadium venne progettato, nel 2015, l’idea era di costruire non un semplice edificio nel quale organizzare eventi sportivi, ma un impianto che diventasse, a prescindere, protagonista. Ecco come e perché.
Come è stato costruito lo stadio più costoso del mondo
“Something different”. È stata questa la richiesta fatta da Stan Kroenke, il miliardario proprietario dei Los Angeles Rams, franchigia NFL, agli architetti in procinto di lavorare al progetto del SoFi Stadium, meglio conosciuto, nella Coppa del Mondo di calcio 2026, come Los Angeles Stadium.
Qualcosa di diverso, appunto: questo voleva Kroenke. Ed è così che HKS, società di progetti di architettura con sede a Dallas, ha cominciato a ragionare su quello che è pian piano diventato lo stadio più costoso al mondo. 5 miliardi di dollari, una cifra pazzesca, esagerata, mostruosa, che probabilmente solo in un paese come gli Stati Uniti poteva anche solo essere immaginata.
Più che uno stadio, secondo molti sembra un’enorme navicella spaziale. Dall’alto, con la sua forma triangolare asimmetrica, sembra una gigantesca goccia d’acqua. Il tetto, però, non è retrattile. Il SoFi Stadium ha un tetto che tetto non è, una copertura fissa a pannelli che da una parte protegge dalla pioggia, dall’altra lascia entrare l’aria e il vento.
Un’altra curiosità pazzesca di questo impianto è che gli spogliatoi, così come il terreno di gioco, si trovano 30 metri più in basso rispetto al livello delle strade circostanti. Una scelta, questa, legata alla vicinanza con l’aeroporto di Los Angeles, e per essere precisi sulla rotta di atterraggio di LAX, che ha imposto, come misura di sicurezza, di avere uno stadio che non superasse i 50 metri di altezza.
Per cui, la struttura in realtà supera gli 80 metri, ma a occhio nudo, dall’esterno, sembra sia più compatta. E poi c’è l’Infinity Screen. Si tratta di un maxischermo ovale che pende dal soffitto dello stadio e che è stato posizionato esattamente sopra il campo da gioco: forse il fiore all’occhiello, dal punto di vista ingegneristico, di questo progetto.
Si tratta infatti del più grande sistema di schermi mai realizzato nel mondo degli impianti sportivi o da intrattenimento e permette a tutti e 70.000 gli spettatori dello stadio, da qualsiasi posizione, di visualizzare grafiche, replay, video, in maniera perfetta e con una precisione di dettaglio strepitosa.
Parliamo di un sistema di schermi lungo oltre 100 metri e largo poco meno di 50, con una superficie complessiva da 6.600 metri quadrati, tutti ricoperti di LED di ultimissima generazione, che garantiscono una risoluzione in 4K da quasi 100 milioni di pixel: in pratica è una specie di supermega tv da 1000 tonnellate, il cui montaggio, evidentemente, ha richiesto una progettazione molto complessa.
Il superschermo è infatti tenuto su da una gigantesca rete di cavi d’acciaio intrecciati da oltre 15.000 tonnellate. I cavi si flettono e si tendono per distribuire il peso in modo uniforme lungo tutto il perimetro dello stadio: un lavoro semplicemente fuori di testa: il tetto, in pratica, si trasforma in una televisione.
Non solo il tetto è aperto, ma anche i lati, cioè le pareti esterne della struttura, non hanno muri perimetrali tradizionali, ma sono completamente spalancate verso le brezze marine provenienti dal Pacifico. Questo sistema crea una ventilazione naturale dell’impianto, con la temperatura interna percepita che è costantemente più fresca di circa 4-5°C rispetto all’ambiente esterno, senza bisogno di aria condizionata.
SoFi Stadium ai Mondiali 2026: partite, suite e spettacoli
Una “feature”, una caratteristica ormai irrinunciabile dei grandi stadi, che sono per i club, per lo sport, una maniera di moltiplicare gli introiti, sono i livelli premium, quelli che a volte in Italia vengono chiamati “Skybox”, degli spazi di lusso destinati a chi vuole vivere l’evento sportivo (o il concerto), con ogni genere di cura e comfort.
In questo senso il SoFi Stadium raggiunge livelli di “premium hospitality” forse mai visti prima. Lo stadio conta su quasi 300 “suite”, divise in sette diverse categorie, fra cui spiccano le Field Cabanas, postazioni che possono ospitare fino a 24 persone e che sono situate al livello più basso del terreno di gioco, offrendo l’esperienza più immersiva possibile.
Ci sono poi dei “club” interni allo stadio, delle specie di aree esclusive, come il Google Cloud Club, uno spazio ad alta tecnologia che offre viste panoramiche sul campo e accesso a catering gourmet, o la Verizon Lounge o il Toyota Patio Club, che offrono forse la migliore visuale possibile sul gioco all’interno dello stadio.
Ancora, dentro lo stadio, integrato sotto la stessa superficie, c’è lo YouTube Theater, uno spazio per spettacoli dal vivo da 6.000 posti che dispone di un sistema audio L-Acoustics ultra-tecnologico, per garantire una qualità del suono perfetta. Nei prossimi mesi, allo YouTube Theater, si esibiranno, fra gli altri, anche Eros Ramazzotti e, per gli amanti della musica indie-rock anni Novanta, la mitica Alanis Morissette.
In questa Coppa del Mondo il Los Angeles Stadium ha già ospitato quattro partite, fra cui il match d’apertura in terra statunitense fra USA e Paraguay, finito 4 a 1 per la squadra di Pochettino. Fino alla fine del mondiale sono previste ancora quattro partite.
Il 25 giugno si giocherà la sfida tra USA e Turchia, con Pulisic e compagni che cercheranno di blindare il primo posto nel gruppo, per il quale basta un pareggio.
Ci saranno poi due sedicesimi di finale, il 28 giugno e il 2 luglio, con le due seconde dei gruppi A (probabilmente la Corea del Sud) e B (Canada o Svizzera) e dei gruppi H (Uruguay o Capo Verde) e J (Austria o Algeria) a giocarsi un posto ai quarti.
Infine, al Los Angeles Stadium si giocherà un quarto di finale importante, che potrebbe includere la Spagna, una delle grandi favorite di questa Coppa del Mondo, e che potrebbe staccare il suo biglietto per la semifinale proprio in California.
Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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