Caso AGCOM Kick e Decreto Dignità: cosa cambia nel 2026

L’archiviazione del procedimento AGCOM contro Kick Streaming e la sentenza della Corte di Giustizia UE ridisegnano il quadro normativo del gioco in Italia. Il divieto pubblicitario del 2018 mostra crepe evidenti, mentre bookmaker e vertici dello sport prendono posizione in vista di un 2026 decisivo.

AGCOM archivia il caso Kick: i fatti

La delibera 279/25/CONS, adottata il 18 novembre 2025, ha chiuso senza sanzioni il procedimento contro Kick Streaming Pty Ltd. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non ha potuto dimostrare un coinvolgimento editoriale attivo della piattaforma nella promozione del gioco d’azzardo verso il pubblico italiano.

Per sanzionare un hosting provider ai sensi del Decreto Dignità serve la prova di un nesso economico univoco: contratti di partnership, remunerazione diretta, una call to action orchestrata. Nel caso Kick, i contenuti erano generati dagli utenti senza compensi tracciabili e la piattaforma si limitava a ospitarli.

Scritta Decreto Dignità

I possibili sviluppi del DD

Il confronto con i precedenti è netto. Google Ireland ha ricevuto 2,25 milioni di euro di sanzione per indicizzazione algoritmica di contenuti di gioco. X ha pagato 1,35 milioni per annunci non rimossi. Due content creator di YouTube sono stati sanzionati con 60.000 e 75.000 euro per partnership consapevoli con operatori. Kick, invece, è uscita indenne.

Sentenza CGUE e nodo normativo: il punto

La sentenza della Corte di Giustizia UE del 13 marzo 2025 (causa C‑120/24, “Unigames”) ha stabilito che i divieti nazionali sulla pubblicità del gambling online sono “regole tecniche” ai sensi della direttiva 2015/1535 e vanno notificati alla Commissione Europea prima dell’adozione. Il Decreto Dignità, approvato nel 2018 come decreto legge, non è mai stato notificato.

Quell’omissione comporta, secondo la giurisprudenza costante della Corte, l’inopponibilità della norma agli operatori economici. Qualsiasi bookmaker può eccepire davanti a un giudice italiano che il divieto non si applica nei propri confronti. La risoluzione approvata in Commissione Cultura del Senato il 5 marzo 2025 ha preso atto dello stallo, impegnando l’esecutivo a intervenire sull’articolo 9. Ad oggi, nessun giudice italiano ha dichiarato il divieto inapplicabile in blocco.

I numeri di contesto confermano il paradosso. I dati MEF/ADM 2024 registrano una raccolta complessiva di 157,4 miliardi di euro (+6,6%), con l’online oltre i 92 miliardi (+12,2%). Il gettito erariale, però, è sceso a 11,5 miliardi dai 11,6 del 2023: il gioco a distanza gode di aliquote inferiori rispetto al fisico. Il divieto pubblicitario non ha ridotto le giocate, che hanno toccato livelli mai registrati.

Le reazioni del settore sono state immediate. Fabio Schiavolin, ex AD di Snaitech, ha definito il Decreto Dignità “un fallimento”, sostenendo che l’eliminazione della pubblicità legale ha incentivato il gioco illegale. Una posizione condivisa dai vertici dello sport: Luigi De Siervo, AD di Lega Serie A, in una intervista esclusiva a sitiscommesse.com, ha parlato di “applicazioni sbagliate che stanno danneggiando lo sport”, chiedendo un tavolo con il Governo.

Sul piano operativo, la rivoluzione delle nuove licenze ADM ha già ridisegnato il mercato. Dieci concessionari hanno rinunciato alla proroga tecnica, uscendo dal mercato. Le 52 concessioni assegnate a 46 operatori, al costo di 7 milioni ciascuna, e la fine del modello skin hanno accelerato la concentrazione nelle mani dei grandi gruppi. Gli analisti stimano che Flutter Entertainment e Lottomatica controlleranno il 55/60% del mercato post-riforma.

Nel frattempo, i concessionari rimasti hanno sviluppato strategie nelle zone grigie. Portali come LeoVegas.news, StarCasinò Sport e Snaifun, ad esempio, operano come testate di informazione sportiva, compaiono sui LED a bordocampo della Serie A come “Official Infotainment Partner” e aggirano il divieto con statistiche e contenuti lifestyle. L’influencer marketing, secondo le stime Kolsquare, potrebbe raggiungere nel 2025 i 540 milioni di dollari in Italia (+16,8% annuo), con creator su TikTok e Telegram che costruiscono brand awareness fuori dal radar dei regolatori.

La convergenza tra fragilità giuridica del divieto, pressione degli operatori e consolidamento del mercato indica una sola direzione praticabile: il superamento del Decreto Dignità verso un modello di pubblicità controllata e responsabile, sul modello già adottato da Regno Unito e Spagna. Il D.Lgs. 41/2024 ha già spostato l’asse sull’obbligo di sistemi di autolimitazione e limiti di spesa per i giocatori.

Resta il nodo politico. Il Governo Meloni dovrà scegliere se anticipare la riforma o attendere che i tribunali la impongano caso per caso. Per gli addetti ai lavori, la posta in gioco è chiara: continuare a operare in un circuito opaco dove lo scommettitore fatica a distinguere chi ha concessione ADM e chi agisce da un server offshore, oppure restituire al mercato regole di comunicazione trasparenti. L’asimmetria informativa colpisce proprio chi il Decreto avrebbe dovuto proteggere.

Alberto Lattuada
Alberto Lattuada

Redattore e betting strategist, porta oltre 15 anni di esperienza e massima affidabilità. Il suo metodo rigoroso, basato su numeri e analisi verificate, assicura notizie autorevoli e puntuali. Nessuna opinione, solo dati concreti.

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