Stanleybet: CTP Parma rinvia gli atti alla Corte di Giustizia Europea

La Commissione Tributaria Provinciale di Parma, su richiesta del team di difesa di Stanleybet e di un centro trasmissione dati (CTD) ad essa affiliato, ha disposto il rinvio degli atti relativi alla vertenza con lo Stato italiano alla Corte di Giustizia Europea, sollevando gravi e motivati dubbi riguardo la compatibilità con il diritto europeo della norma italiana che prevede la “betting tax” per i CTD.

La decisione della Commissione Tributaria Provinciale

La sede della Corte di Giustizia Europea e, in un riquadro, Giovanni Garrisi, CEO di Stanleybet con il logo della società

Caso Stanleybet rinviato alla Corte di Giustizia Europea. Le dichiarazioni del CEO Giovanni Garrisi. ©shutterstock.com

La questione si protrae ormai dal 2000, ovvero da quando in Italia è stata bandita la prima gara per le scommesse sportive. Stanleybet si è proposta per entrare nel mercato italiano venendo però ostacolata da diverse clausole, contrarie al diritto UE, poste a protezione degli operatori dominanti del settore. È quanto afferma la Magistratura italiana, che in 18 anni ha sistematicamente assolto i CTD (Centri Trasmissione Dati) affiliati Stanleybet, in quanto le norme di diritto interno violavano il diritto UE.

Stanleybet si è poi sentita discriminata quando, nel 2011, la legge di stabilità ha introdotto l’obbligo per i CTD di pagare l’imposta unica. Tale tributo non è invece richiesto ad altri concessionari, mettendo in evidenza il trattamento discriminatorio riservato a Stanleybet che pure, secondo la Magistratura, svolgerebbe la sua attività in maniera lecita.

Il Giudice Tributario di Parma ha concluso dunque che l’imposta unica per i CTD “non è una tassa ma una sanzione dissimulata, diretta a scoraggiarne l’attività”. Da qui la decisione di attendere il vaglio della Giustizia Europea.

Le dichiarazioni di Giovanni Garrisi (Stanleybet)

Dopo il rinvio della sezione di Parma della Commissione Tributaria, i vertici Stanleybet si sono detti favorevoli all’accordo con lo Stato Italiano, per evitare che una sentenza possa creare nuovi problemi. Sull’argomento è intervenuto Giovanni Garrisi, CEO di Stanleybet.

Stanleybet ha chiesto già dal 2016 di pagare le tasse in Italia, compresi gli oneri accessori, le garanzie da fornire e tutto quello che compete normalmente i titolari di concessione. Attualmente noi paghiamo le tasse a Malta, dato che è Malta ad averci autorizzato. Mentre l’Italia ha fatto di tutto per non farci entrare. La pretesa italiana di farci pagare le tasse è in qualche modo illegittima. Giovanni Garrisi, CEO di Stanleybet

Garrisi ha dichiarato che Stanleybet si è offerta già dal 2016 di “farsi carico di tutti gli oneri che già competono i concessionari, come le garanzie o il collegamento al totalizzatore nazionale”, ma che ancora lo Stato non ha dato parere positivo, equiparando così Stanley agli altri concessionari.

Sulla futura possibilità che l’azienda paghi in futuro le tasse in Italia, Garrisi ha espresso parere positivo, richiedendo allo stesso tempo che Stanleybet venga risarcita per le sanzioni penali applicate e che sono state applicate irregolarmente, così come stabilito dalla Magistratura italiana.

Nonostante tutto, Garrisi ha poi dichiarato che Stanleybet è disponibile a trovare l’accordo con lo Stato, ma che “ciò non può avvenire senza un intervento della politica, tramite il quale ADM potrà adottare le misure richieste da Stanleybet, che la farebbero rientrare nella legittimità senza interventi legislativi”.

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