Cina: la lotta al betting illegale nell’epoca del coronavirus

In Cina, la lotta al coronavirus si gioca anche sui tavoli virtuali del betting e del gioco online. Il governo ha messo in atto una forte opera di contrasto agli operatori offshore privi dei requisiti necessari, che comporta persino l’annullamento del passaporto per i dipendenti dei bookmaker che fanno parte della blacklist.

La lotta della Cina contro i bookmaker illegali

Una veduta della Città Proibita di Pechino

La Cina usa le maniere forti per contrastare le scommesse illegali.

Nell’enorme Paese asiatico, la lotta delle istituzioni contro i siti scommesse illegali e non in possesso dei requisiti di legge per operare è un problema particolarmente sentito e che nelle ultime settimane si è fatto ancora più pressante, in seguito allo scoppio della pandemia di corona virus.

In concomitanza con la quarantena forzata di molti cittadini cinesi, infatti, si è avuta una escalation nell’attività dei siti che fanno parte della blacklist degli operatori illegali nella nazione della Grande Muraglia. È stato il Viceministro per la Pubblica Sicurezza, Wang Xiaohong, a spiegare che la Cina avrebbe intensificato le misure di opposizione al betting proibito proprio considerando la particolare situazione attuale del suo Paese.

Risale allo scorso gennaio la nomina del Ministro per la Pubblica Sicurezza Zhao Kezhi a responsabile della task force cinese contro il betting illegale, che ha portato a inizio marzo alla pubblicazione della lista nera con i nomi dei siti scommesse fuorilegge. Lo scoppio della pandemia ha però portato a un aumento dell’attività del gambling offshore.

Le misure adottate

Il viceministro Wang ha spiegato che il compito dell’azione repressiva delle istituzioni cinesi sarà quello di rompere la catena operativa di supporto agli operatori che hanno preso di mira il mercato del suo Paese. Ciò implicherà azioni di contrasto agli investimenti nel settore oltre alla repressione degli stessi operatori. Il rischio d’altra parte è altissimo: operazioni legate al contrasto al betting illegale nello stato dell’Esercito di Terracotta hanno portato negli scorsi mesi alla scoperta di rapimenti di bambini, estorsioni, riciclaggio monetario e detenzioni illegali di utenti.

Wang ha dichiarato:

I casinò e i siti scommesse stranieri hanno preso di mira i cittadini cinesi, mettendone seriamente a rischio i legittimi interessi, e colpendo duramente la sicurezza economica, la stabilità sociale e l’immagine internazionale del nostro Paese.Wang Xiaohong, Viceministro Pubblica Sicurezza, Cina

È previsto l’impiego del blocco e del sequestro dei conti di gioco e dei fondi detenuti da operatori esteri, ma anche l’avvio di sanzioni per i sistemi di pagamento che hanno facilitato le operazioni di deposito presso questi bookmaker.

In contemporanea, verranno rimossi siti web illegali anche grazie all’impiego di piattaforme attraverso cui gli stessi utenti potranno segnalare l’attività sospetta. In aggiunta a questo, verrà pubblicata una ulteriore blacklist che comprenderà i nomi dei dipendenti, la nazionalità e l’indirizzo dei siti coinvolti in attività illegali, il tutto in collaborazione con le nazioni vicine che, a loro volta, stanno inasprendo le rispettive legislazioni.

Il primo risultato visibile di questa azione si sperimenta nell’immediata invalidazione dei passaporti dei cittadini cinesi “pizzicati” a lavorare per questi operatori illegali, aventi sede soprattutto nelle Filippine. L’attuale e momentanea sospensione delle attività offshore degli operatori dell’arcipelago asiatico dovrebbe comunque attenuare il fenomeno. La Cambogia, sempre sotto pressione cinese, ha invece cancellato tutte le licenze erogate ai suoi operatori, chiudendo di fatto l’intero settore regolamentato.

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Una veduta della Città Proibita di Pechino

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