Betfair, vittoria a metà nell’appello contro la tassa Salvasport

Può essere definita una vittoria a metà, quella di Betfair, nella causa d’appello contro l’Agenzia Dogane e Monopoli in merito alla tassa Salvasport. Il Tar del Lazio ha deliberato che il bookie inglese dovrà continuare a pagare il contributo dello 0.5%, imponendo a ADM di rivedere e chiarire meglio il calcolo dell’aliquota.

Perché Betfair si è appellato al Tar del Lazio

Il logo di Betfair e uno smartphone sulla pagina di un bookmaker online

Per Betfair una vittoria di Pirro nell’appello al TAR del Lazio sulla tassa Salvasport.

Nel maggio 2020, come parte del Decreto Rilancio presentato dal governo Conte II con le misure di supporto all’economia resesi necessarie dopo la pandemia di covid-19, è stata introdotta la cosiddetta tassa Salvasport. Si tratta di una aliquota dello 0.5% da applicare su tutte le scommesse piazzate online e in agenzia, comprese quelle sugli sport virtuali.

Il governo ha posto un limite annuo alla cifra che l’erario può incassare: nel 2020 tale somma fu di 40 milioni di euro, mentre quest’anno sarà di 50 milioni. Come tutti i siti scommesse online operanti legalmente in Italia, anche Betfair era naturalmente tenuta a versare l’aliquota Salvasport. Secondo i legali del bookmaker britannico, però, il suo modello di business, basato in grandissima parte sul betting exchange, costituisce una eccezione al versamento.

Ciò perché, è la tesi di Betfair, le scommesse non vengono raccolte dal bookie tra gli utenti, ma sono gli stessi utenti, nella modalità Punta & Banca, a scommettere l’uno contro l’altro, con l’allibratore che riceve solo una commissione sulla transazione. Per questo motivo, Betfair ha presentato ricorso, appellandosi al Tar del Lazio, organo dirimente su queste questioni, contro la riscossione della tassa. Nei giorni scorsi l’organo giudicante ha sentenziato.

La sentenza del Tar del Lazio

Per Betfair non sono arrivate buone notizie, anche se non si è trattato di una sconfitta, quanto piuttosto di una vittoria a metà (o di Pirro, se preferite). Il Tar del Lazio ha infatti deciso che Betfair deve continuare a versare lo 0.5% della raccolta delle scommesse all’erario, comprese quelle derivanti dal betting exchange, dando così ragione in questo all’Agenzia Dogane e Monopoli.

ADM non ha quindi imposto al bookie di proprietà Flutter il pagamento della tassa in modo illegale. Secondo il Tar, in questo modo ADM non ha nemmeno reso il Punta & Banca meno attrattivo per gli utenti, spingendoli così verso le giocate tradizionali (che sarebbero state comunque tassate). Era un altro punto della linea difensiva di Betfair, questo, ma non è stato accolto, così come la teoria secondo la quale la tassa Salvasport violasse la normativa europea sul libero movimento di beni e servizi immateriali nella UE.

Le motivazioni della sentenza

Insieme alla sentenza, il Tar del Lazio ha naturalmente reso note le motivazioni della sua decisione in merito al ricorso di Betfair. Per quanto riguarda l’obbligo di pagamento del tributo, viene chiarito che sì, gli utenti scommettono tra di loro, con il betting exchange, ma senza la piattaforma e il ruolo di mediatore del bookie questo non potrebbe avvenire, evidenziando così l’effettivo ruolo di riscossore di giocate dell’operatore.

Esentare Betfair dal versamento della tassa Salvasport, ribadisce il Tar, minerebbe alle fondamenta la ratio della tassazione: il betting exchange è a tutti gli effetti un metodo di riscossione delle giocate. Renderlo una eccezione al versamento dell’aliquota lo diversificherebbe dagli altri metodi senza alcuna ragione effettiva.

Sconfitta su tutta la linea, dunque, per Betfair? No, perché la corte laziale non ha lesinato critiche a ADM. La legge, spiega il Tar, è stata scritta in maniera poco completa soprattutto per quanto riguarda le differenziazioni tra scommesse tradizionali e exchange.

Di conseguenza, l’organo giudicante ha imposto all’Agenzia Dogane e Monopoli di migliorare il testo della tassazione e il metodo di calcolo, proprio a partire dalle motivazioni della sentenza. In particolare, va rivista l’aliquota chiesta sulla raccolta originata dal betting exchange, consideata ingiusta dal Tar, anche alla luce delle proposte in tal senso formulate da Betfair e inascoltate dalla gaming authority italiana.

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