AGCOM vs Google: il gigante del web viola il Decreto Dignità?

Continua il braccio di ferro tra AGCOM e Google. Il Garante per le Comunicazioni, responsabile dell’applicazione corretta del cosiddetto Decreto Dignità, prosegue la sua indagine sul gigante del web, sospettato di aver violato il divieto di pubblicità per bookmaker e casinò online introdotto nel 2018 dalla legge.

Un’indagine che deve continuare

I loghi di Google, di AGCOM e un croupier con delle fiche

L’AGCOM investiga su Google: ha violato il divieto di pubblicità dei bookie?

Nei giorni scorsi, AGCOM, il garante italiano per le comunicazioni, che tra i vari compiti ha avuto quello dell’interpretazione del Decreto Dignità, la legge del 2018 con cui, tra le altre cose, si proibiva qualsiasi forma di pubblicità diretta o indiretta per bookmaker e casinò online, ha comunicato che la sua indagine nei confronti di Google è ben lungi dal potersi considerare conclusa.

Secondo i responsabili dell’Authority per le telecomunicazioni del nostro Paese, infatti, è necessario procedere a ulteriori accertamenti, per quanto riguarda il gigante californiano del web. Al momento, Google è sotto il torchio di AGCOM per una sospetta infrazione proprio del divieto di pubblicità introdotto con la legge approvata dall’allora governo gialloverde (M5S e Lega).

Qualsiasi forma di advertising che coinvolgesse vincite in denaro, che fosse per radio, televisione, giornali o in Rete, è stata resa illegale a siti scommesse e casinò dal decreto, e, secondo AGCOM, il principale motore di ricerca internet ha invece continuato a ammettere forme di pubblicità. Per questo, sotto indagine sono finiti tanto la casa madre Google Inc., quanto le diramazioni irlandese (Google Ireland Limited) e italiana (Google Italy s.r.l.). L’accusa è che, nei risultati di ricerca, siano apparse pubblicità per operatori esteri.

Ma Google non ci sta

Natualmente, Google si dichiara non colpevole, ed è intenzionato a dare battaglia ad AGCOM con la sua squadra di consulenti legali. Per quanto riguarda l’Italia, è Giulio Coraggio, avvocato milanese partner di DLA Piper, multinazionale di servizi legali cui il motore di ricerca si sta affidando per controbattere alle accuse, a spiegare la linea difensiva.

Se i risultati di ricerca mostrati da Google sono semplicemente informativi, e non contengono quindi call-to-action ma si limitano a evidenziare le caratteristiche delle offerte degli operatori, il divieto di pubblicità non è applicabile, almeno a uniformarsi alle linee-guida diramate dalla stessa AGCOM.Giulio Coraggio, avvocato-partner, DLA Piper

Che lo scontro sia destinato a rimanere molto acceso lo testimonia anche un’altra dichiarazione del legale:

Il divieto di pubblicità non può certo impedire agli operatori di lavorare e informare i propri utenti sui loro prodotti. Il risultato dell’indagine di AGCOM finirà per essere una vera resa dei conti, per il mercato scommesse italiano.Giulio Coraggio, avvocato-partner, DLA Piper

“Se si dovesse affermare la presenza di ulteriori eccezioni all’applicabilità del Decreto Dignità – spiega ancora Coraggio – verrebbe completamente riformulata la strategia degli operatori così come dei loro partner affiliate”.

Non è la prima volta, che Google deve affrontare complicati grattacapi in seguito all’approvazione del divieto di pubblicità ai bookie e alle reprimende di AGCOM. Nel 2018, per esempio, per un breve periodo gli operatori legali sono stati esclusi dai risultati del motore di ricerca, con la conseguenza che quelli privi di licenza AAMS (oggi ADM) potevano in tutta tranquillità scalare posizioni e apparire subito, con grave rischio per scommettitori e giocatori.

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