NBA Europe: a che punto è il progetto e quando parte
Il basket made in USA sarebbe in procinto di sbarcare nel Vecchio Continente, fra trattative con l’Eurolega, l’intenzione di partire già dalla prossima stagione e moltissimi punti controversi: facciamo il punto su NBA Europe.
Come funzionerebbe NBA Europe: formato e regole
Adam Silver, il commissioner NBA, è determinato: a ottobre 2027 NBA Europe partirà, costi quel che costi. Per questo motivo nelle ultime settimane è cresciuta la tensione nel mondo della pallacanestro europea, che guarda con il fiato sospeso a quelle che saranno le decisioni finali in merito a un possibile accordo fra la più grande lega di basket al mondo e l’Eurolega.
Il progetto di Stern è ormai noto da tempo. Sedici franchigie, dodici su base fissa, come nella NBA, dunque senza possibilità di retrocessione, e quattro a rotazione annuale sulla base di un sistema di qualificazione e, in questo caso, retrocessione, con una specie di mini-torneo che ogni anno, a fine stagione, si giocherebbe fra le quattro squadre “temporanee” e le aspiranti partecipanti.
Dal punto di vista organizzativo e regolamentare il torneo NBA Europe si giocherebbe con la classica formula della regular season all’italiana (ma non è ancora chiaro quante volte le squadre si affronterebbero in stagione, se due, tre o quattro), per poi chiudere la competizione con un format playoff molto simile a quello NBA.
Si giocherà, e questo è un punto importante, secondo le regole FIBA, e non con le norme NBA. Dunque partite da 40 minuti (e non 48), limite di 5 falli invece dei 6 NBA, linea del tiro da 3 punti fissata a 6 metri e 75 uniformi, e non fra i 6.70 e i 7.24, come in NBA.
Un altro elemento importante, forse il più importante, che verrebbe mutuato dal sistema NBA riguarda il tetto salariale, il famoso salary cap, un sistema assolutamente inedito nello sport europeo e rispetto al quale c’è grande curiosità, soprattutto per verificarne un’eventuale applicazione anche in altre discipline, come ad esempio nel calcio.
Il tetto eventuale non è ancora stato chiarito, ma sono stati superati i dubbi normativi rispetto alla sostenibilità della misura del salary cap nel contesto delle direttive dell’Unione Europea sulla concorrenza, che verrebbero rispettate grazie a una deroga legata al concetto di salary cap come elemento di una contrattazione collettiva.
Il punto della questione, ciò che sta tenendo banco in queste settimane e che probabilmente non verrà mai risolto in maniera definitiva, riguarda i rapporti fra NBA Europe e l’Eurolega, vale a dire il torneo di pallacanestro più importante d’Europa.
Da una parte, NBA Europe sta cercando di non andare allo scontro frontale, conscia di come l’obiettivo di ridisegnare il basket europeo sarebbe molto più alla portata includendo nel progetto l’Eurolega (o, sarebbe meglio dire, comprandola) cioè a dire la tradizione del basket di alto livello in Europa.
L’incertezza nasce però, oltre che su diversi elementi di natura economica, anche dalla volontà di NBA Europe di proporre un format che dal punto di vista della storia dei club europei sarebbe davvero rivoluzionario, escludendo club dalla grande tradizione, ma non interessanti a livello di mercato per NBA, e introducendo invece piazze senza alcuna storia cestistica, come Londra.
Trattativa NBA Europe-Eurolega: a che punto siamo
Partiamo da un presupposto: l’Eurolega è in una condizione di inferiorità quando si parla di trattative con NBA, soprattutto rispetto a un approccio, quello degli americani, molto USA: sono arrivati, hanno praticamente detto “ci compriamo tutto”, e hanno dettato delle condizioni praticamente irricevibili forti della loro potenza finanziaria.
La situazione, al momento, è in stallo. Ufficialmente l’offerta di NBA Europe è stata rifiutata dai club di Eurolega, che proprio nei primi giorni di ottobre hanno respinto, dopo una riunione, la proposta di NBA Europe, che puntava, come spiegato poco sopra, ad acquistare di fatto l’intero pacchetto Eurolega, per poi disporre a suo piacimento dei club, dismettendo i meno interessanti dal punto di vista finanziario.
Sulla carta, però, resta tutto aperto. A testimoniare che la trattativa andrà avanti è infatti la scelta di Eurolega di non procedere con l’allargamento a 24 squadre che già da tempo è sul tavolo, una decisione, quella di congelare l’espansione, che sembra legata proprio all’intenzione di continuare a discutere con gli americani, cercando di strappare, questo sembra l’obiettivo, più soldi.
Il nuovo modello di Eurolega, per ora fermo in attesa di sviluppi sul fronte NBA Europe, andrebbe proprio nella direzione di una firma in stile NBA, con i tredici club licenziatari odierni che diventerebbero franchigie permanenti e altri otto che sarebbero selezionati fra le tredici squadre che hanno già avanzato richiesta.
I club che vorrebbero partecipare alla nuova Eurolega sono Stella Rossa, Dubai, Hapoel Tel Aviv, Hapoel Gerusalemme, London Lions, PAOK, Paris, Partizan, Valencia, Napoli Basket, Maxima Roma, Virtus Bologna e Aris Salonicco, con un prezzo della licenza decisamente più abbordabile rispetto alle cifre, 500 milioni e oltre a licenza, di cui si parla per le franchigie della nuova NBA Europe.
Dalla parte di NBA Europe invece le richieste arrivate sarebbero più di venti, e ci sarebbero anche diversi club oggi in Eurolega, oltre a una serie di collaborazioni con Paris Saint-Germain, Milan, Manchester City, Barcelona, Bayern Monaco, Newcastle, club calcistici con proprietà arabe o USA interessati a entrare nella nuova lega in stile americano.
Come, se e a che condizioni verrà trovata una quadra fra NBA Europe ed Eurolega è ancora difficile da prevedere. Di certo c’è che, qualunque cosa accada, la stagione 2027/2028 sarà un momento di passaggio definitivo per il basket in Europa e la speranza, inevitabilmente, è che la pallacanestro del Vecchio Continente non snaturi se stessa.
Da evitare, soprattutto, c’è l’avallo di scelte come quella che prevederebbe una sola squadra ad Atene, o una sola squadra a Istanbul, o l’esclusione di squadre mitiche, ma con poco interesse commerciale nell’ottica NBA, come Zalgiris Kaunas e Baskonia. Sarebbe bello, una volta tanto, scoprire che il denaro non può comprare ogni cosa, dopo che l’Eurolega ha già portato la Final Four ad Abu Dhabi per 25 milioni di dollari.
Le analisi sportive di Mauro Mondello sono plasmate da un’esperienza giornalistica di livello internazionale (The Guardian, La Repubblica, L’Ultimo Uomo) e dal prestigio di un passato come Yale World Fellow. Porta questa prospettiva unica nel suo ruolo di voce autorevole di Talkbet&Risposta e offre pezzi di approfondimento che coniugano dati, storie e spessore.

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