Malagò: “Match-fixing fenomeno difficilmente controllabile”

Una battaglia tutta da giocare, quella tra lo Stato e le associazioni criminali, attratte dal giro di soldi e dalla visibilità che creano gli eventi sportivi in tutto il globo. A tal proposito è intervenuto anche il Presidente del CONI Giovanni Malagò, in audizione in Commissione Antimafia alla Camera svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

C‘è ancora molto da fare per contrastare la crescente e dilagante ombra delle associazioni criminali poiché quello che si vede attualmente è solo una piccola parte di ciò che realmente si cela dietro. Ne è conscio il numero 1 del CONI che è preoccupato in primis dalla piaga del match-fixing. Il fenomeno del match-fixing è sotto stretta osservazione da parte delle autorità e del CONI poiché, come ha affermato Malagò,

“rappresenta il contesto attraverso il quale la criminalità cerca di contaminare il mondo sportivo. Il CONI ha predisposto un’unità operativa per tale settore. Sulla scorta di attività di studio e approfondimento, anche in sede internazionale, il processo di legalizzazione di scommesse organizzato per fronteggiare il circuito illegale ha generato nuovi metodi di condizionamento delle attività sportive”.

Il match fixing, infatti, non si limita solo a manipolare il risultato finale, ma tutto ciò su cui si può scommettere durante una partita. Risulta allora molto difficile l’individuazione di tale fenomeno.

La preoccupazione che desta tale fenomeno è comprensibile dato che è finalizzato ad alterare non solo il risultato, ma anche su tutto ciò su cui si può scommettere durante una partita I bookmakers offrono decine, a volte centinaia di combinazioni e di eventi come numero di gol, tempistica, cartellini gialli, sostituzioni,punizioni, scarto di gol immaginario, calci d’angolo, rendendo di fatto incontrollabile questo settore.

Il Presidente del Coni Giovanni Malagò

Il presidente del Coni Malagò, davanti la Commissione Antimafia, ha esposto le preoccupazioni ineranti al fenomeno del match-fixing. ©la Repubblica

Non solo l’esito finale dunque, ma anche un singolo punto, un cartellino giallo o scarti di punteggio immaginario creati appositamente per rendere più appetibile l’evento sportivo ed attirare sempre più scommettitori. Inoltre si deve considerare che alcuni esiti possono riguardare anche un singolo giocatore (basta pensare ad un incontro di tennis o alle tante discipline extra calcistiche, meno conosciute ma molto appetibili in questo campo).

Il settore diventa allora di difficile individuazione, se non addirittura fuori controllo. Il CONI per arginare questo fenomeno ha messo in atto un’intensa attività di monitoraggio grazie a cui gli organi statali riescono ad individuare tramite dei criteri di rilevazione, quando il flusso di scommesse è anomalo.

I tentacoli della criminalità sono stati attratti da una prospettiva così allettante e le associazioni mafiose hanno agito in vari modi, come ha spiegato il Presidente del CONI. Inizialmente le attività mafiose hanno tentato di infiltrare società di gestione del gioco, aggirando la burocrazia ed approfittando delle “maglie larghe” della normativa: si sono serviti del sistema globalizzato delle scommesse e dei centri di raccolta esteri collocati in paradisi fiscali esteri o in Paesi dove vi è un’effettiva scarsa collaborazione fra i vari organi statali. Il tema è stato oggetto di dibattiti in Parlamento e approfonditi esami in quanto tutto è mutato abbastanza in fretta in quanto le associazioni criminali, una volta appurato il potenziale economico che poteva garantire loro la cosa, hanno iniziato ad investire capitali ingenti nell’acquisto di agenzie di scommesse anche in paesi esteri, e/o gestione di siti internet illegali.

Come ha dichiarato Malagò:

“Quello che viene distorto alla radice di questi fenomeni è il senso dello sport come ambito di crescita dell’individuo. Le organizzazioni criminali sono attirate dal mondo dello sport sotto tre profili: quello connesso agli interessi economici, quello legato alla raccolta di consenso e quello legato alla visibilità. Le segnalazioni dei flussi anomali raccolti dai concessionari di Stato provengono dai Monopoli di Stato, e confluiscono in un unico Totalizzatore”.

I numeri dell’Italia sono considerevoli. Nella penisola il gioco ha un fatturato del 3% del Pil, dà lavoro a 5.000 aziende e 120mila persone: l’Italia è dunque tra i primi Paesi al mondo per volumi di gioco.

Il n.1 del CONI auspica in una collaborazione tra polizia giudiziaria e giustizia disciplinare, solo così si potrebbero fare notevoli passi in avanti per placare questo fenomeno in costante crescita. Per questo motivo il CONI ha avviato due gruppi di lavoro per fronteggiare le azioni atte alla manipolazione degli eventi sportivi. I numeri evidenziano ben 55 procedimenti disciplinari aperti in ambito federale dal 2015 ad oggi; le attività di monitoraggio hanno riguardato 23 attività nel 2016, e già 16 dall’inizio del 2017.

Gli operatori regolari sono pienamente appoggiati dal CONI e dallo Stato, come ha ribadito Malagò, in quanto tutto ciò che è regolamentato e normato è ben accetto, sottolineando l’importanza di appoggiare chi lavora nelle regole e di prestare attenzione quando invece si permette in un modo o nell’altro ad altri operatori di agire senza stare nel perimetro legale.

Sulla stessa linea di pensiero anche il generale Enrico Cataldi, il quale concorda che la criminalità organizzata nello sport attraverso il match-fixing rappresenta un grande pericolo, ponendo particolare attenzione sulle scommesse sportive:

“Fino a non più di 20 anni fa vi erano le scommesse clandestine, le bische. Dopo si è messo a sistema il problema con l’istituzionalizzazione delle scommesse lecite. Stiamo prestando particolare attenzione alle scommesse. Questo può essere un sistema fonte di riciclaggio”.

Ribadendo che effettivamente c’è stato interesse da parte del Parlamento sul tema che ha aggravato le sanzioni per consentire le intercettazioni telefoniche.

Sul poker, infine, non ci sono novità riguardanti circa l’ammissione tra le discipline sportive riconosciute dal CONI come ribadito da Malagò in quanto non ci sono evoluzioni a riguardo che presagiscano che il poker venga inserito tra queste. Smentita quindi qualsiasi informazione che riconduca i tornei di Texas Hold’em tra le 385 discipline sportive riconosciute.

La speranza è che ci si organizzi adeguatamente, creando una sempre maggiore collaborazione tra gli organismi di polizia giudiziaria. Per far si che ciò avvenga è necessario affermare che punti e centri scommesse siano sotto concessione dei Monopoli dello Stato su autorizzazione della Questura in quanto il 40% dei centri in Italia sfugge al controllo. Inoltre la localizzazione geografica non necessariamente coincide con le zone con più incidenza mafiosa, quindi bisogna estendere la rete di controllo su tutto il territorio nazionale. Riguardo le scommesse degli operatori esteri c’è ancora molto da fare, ma da qualche punto bisogna pur partire.

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