Stanleybet: la Cassazione blocca il sequestro dei betting point

C’è grande gioia, nel quartier generale di Stanleybet. Si festeggia la recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha deciso di annullare l’ordinanza del Tribunale di Siracusa, che aveva disposto il sequestro di alcune agenzie scommesse dell’operatore, con l’accusa di illecita intermediazione nella raccolta delle scommesse.

La decisione della Corte di Cassazione

Il logo di Stanleybet e uno scommettitore con uno smartphone e un laptop

Stanleybet esulta: la Cassazione annulla il sequestro dei suoi centri scommesse.

Nei mesi scorsi, il GIP, giudice per le indagini preliminari, del tribunale di Siracusa, aveva emesso un decreto di sequestro preventivo per alcune agenzie scommesse di Stanleybet, un provvedimento poi confermato anche dal Tribunale del Riesame.

Alla base di questa decisione, c’era il fatto che i titolari delle agenzie non si limitavano a trasmettere i dati della prenotazione delle scommesse, ma raccoglievano le poste e pagavano poi direttamente le vincite agli scommettitori.

Stanleybet era ricorsa in appello contro questa sentenza, e nei giorni scorsi la Corte di Cassazione si è espressa favorevolmente per il bookie britannico, annullando l’ordinanza del tribunale siciliano. Si tratta di un sospiro di sollievo per l’operatore e di una grande vittoria per il pool legale di Stanleybet, rappresentato dall’avvocato Daniela Agnello: la Cassazione ha infatti stabilito che le attività di incasso delle poste e di pagamento delle vincite non costituirono reato di “illecita intermediazione” nella raccolta delle giocate.

Il significato della sentenza

In una nota diffusa dallo stesso avvocato Agnello in seguito alla promulgazione della sentenza della Cassazione, si spiega che il caso aveva a che fare con alcuni betting shop affiliati dal punto di vista contrattuale a Stanleybet, un operatore che, secondo sentenza precedente della stessa Corte di Cassazione così come della Corte di Giustizia europea, era discriminato nell’accesso al sistema di concessioni previsto dall’ordinamento italiano.

Stanleybet però è regolarmente provvisto di tutte le autorizzazioni richieste, e la difesa ha dimostrato che le attività di raccolta delle scommesse, così come quelle di pagamento delle vincite, erano pienamente conformi alle prerogative dell’operatore. Le agenzie agivano infatti in modo completamente trasparente: l’autorizzazione di Polizia per la trasmissione di dati era stata infatti richiesta correttamente, ma questo era stato rigettato dall’accusa nonostante l’assenza di valide ragioni.

La sentenza della Corte di Cassazione ha annullato, nella sentenza n. 25439, la decisione del tribunale di Stanleybet. Nelle motivazioni si legge che le agenzie Stanleybet gestiscono il gioco con gli utenti, effettuano le scommesse sui terminali e pagano le vincite conformemente alla normativa vigente. Non solo, di fatto la Corte ha equiparato il rapporto tra Stanleybet e i suoi centri di trasmissione dati a quello tra Agenzia Dogane e Monopoli e ricevitorie autorizzate. L’importante, racconta la sentenza, è che le agenzie del bookie continuino a rilasciare regolare ricevuta delle giocate, degli incassi e dei pagamenti: in questo caso non si avrà illecita intermediazione.

La Corte ha poi nuovamente ribadito che “non si possono applicare sanzioni ai titolari del centri contrattualmente legati all’operatore Stanleybet, ostacolato e discriminato nell’accesso al sistema concessorio italiano”.

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Il logo di Stanleybet e uno scommettitore con uno smartphone e un laptop

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